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Ultimo giorno a NYC: Empire, Central Park, Guggenheim, Graund Zero, Chelsey Market e crociera finale by night

Purtroppo oggi è l' l'ultimo giorno del nostro soggiorno negli Stati Uniti e ci svegliamo con l'intenzione di goderci appieno le poche ore ancora a nostra disposizione.

Come programmato la sera precedente, quindi, ci alziamo di buon'ora per andare a goderci il panorama mattuttino dall'alto dell' Empire State Building.

L'Empire State Building è sicuramente il grattacielo più famoso di New York ed è stato per lungo tempo il più alto. La sua costruzione in pietra calcarea sormontata da un'alta antenna è facilmente individuabile e caratterizza lo skyline della città.

L'apertura è alle 8.00 e noi arriviamo puntuali dopo la solita corsa in metro ed un cappuccino al volo, riuscendo ad entrare tra i primi.
Non è che volevamo stabilire un primato, ma vogliamo semplicemente evitare di fare troppa coda.
Praticamente non c'è nessuno, prendiamo l'ascensore che in pochi minuti ci porta alla terrazza panoramica del 102° piano.

Panorama dall'Empire State Building

La giornata fortunatamente è bella e soleggiata nonostante ci sia un pò di foschia all'orizzonte.
La vista, inutile dirlo, è meravigliosa e spazia a 360° su Manhattan.
Sulla terrazza siamo in pochi e possiamo goderci tranquilli il panorama che spazia fino all'Hudson e in lontananza piccolina piccolina spunta anche la Statua della Libertà!!

Ci fermiamo più di un'ora e scattiamo un'infinità di foto.
Ormai la terrazza si è riempita di turisti e diventa arduo ritagliarsi un posticino per cui decidiamo di scendere.
La nostra prossima meta è Central Park che riusciremo finalmente a vedere sotto il sole.

Manhattan

Mentre, cartina alla mano, stiamo valutando come al solito in quale direzione è la stazione metro che va verso l'Upper Side, ci abborda una signora anziana che premurosamente cerca, prima di darci una mano, e poi inizia ad elencarci tutti i posti che dobbiamo assolutamente vedere.

Risulta inutile spiegarle che è il nostro ultimo giorno ... sembra irremovibile. Non ci resta che andare nella direzione che ci ha indicato e .... svoltato l'angolo prendiamo finalmente la metro!

Central Park è indescrivibile, soprattutto in una giornata di sole.
Prima di tutto ti stupisce per la sua vastità: un enorme polmone verde al centro di Manhattan e poi per la sua animosità: c'è gente che passeggia, fa sport o semplicemente si riposa all'ombra, circondata da scoiattoli affamati e curiosi, ascolta improvvisati concerti o si sofferma ad assistere a piccoli spettacoli messi in scena da artisti di strada.

Artisti a Central Park

 Abbiamo già un'idea delle parti del parco che vogliamo vedere, ma per un pò ci lasciamo incantare dai vari personaggi che incontriamo: una piccola band jazz, un solitario sassofonista, dei mimi .... seguire la cartina che abbiamo a disposizione, poi, non è così semplice in questi spazi così grandi si perde facilmente l'orientamento.

Raggiungiamo la Bethesda Terrace con la sua fontana sormontata dalla statua dell' Angel of the Waters e costeggiamo il lago fermandoci per qualche minuto allo Strawberry Fields, il famoso giardino dedicato alla memoria di John Lennon dove ancor ora la gente lascia omaggi floreali.

Strawberry Fields

Decidiamo a questo punto di addentrarci nel Ramble, una zona boschiva ideale per gli amanti del birdwatching.
Qui la vegetazione è piuttosto rigogliosa e selvaggia e c'è meno frequentazione.
L'intrico di sentieri è fitto e considerate le poche indicazioni c'è il rischio di perdersi o girare a vuoto, così cerchiamo di tenerci sempre in vista del lago.
Ad un certo punto raggiungiamo l'Oak Bridge che attraversa la punta nord del lago.

Central Park

Siamo di nuovo su uno dei tracciati principali del parco.

Proseguiamo la nostra piacevole passeggiata lungo il lago e quasi nei pressi dello Swedish Cottage ci supera una ragazza in vestito da sposa e .... scarpe da ginnastica.
Non facciamo in tempo a scattarle una foto, ma cerchiamo di seguirla incuriositi.
La ritroviamo allo Shakespeare Garden in posa con il suo sposo per un servizio fotografico. Lei ora con scarpe con il tacco, lui in abito da cerimonia e .... converse!!

Romeo and Juliette - Central Park
 Divertiti li lasciamo ai loro scatti e, passando accando alla statua di Romeo e Giulietta davanti al Delacorte Castle, raggiungiamo la vasta distesa del Great Lawn.
Qui, proprio di fronte al Turtle Pond, popolato veramente da tartarughe, con davanti la vista del Belvedere Castle c'è un sacco di gente che fa picnic e si rilassa al sole.

Great Lawn a Central Park

Noi saliamo sullo sperone roccioso e raggiungiamo il castello per avere una visuale dall'alto di Central Park, du cui non si vede la fine. A sinistra riconosciamo l'edificio che ospita il Museum of National History che abbiamo visitato qualche giorno fa.

Ridiscesi puntiamo ancora verso nord fiancheggiando campi da baseball fino a sbucare proprio davanti al gigantesco bacino chiamato Jacqueline Kennedy Onassis Reservoir che un tempo distribuiva l'acqua potabile ai newyorkesi.
Il panorama è favoloso! Intorno c'è tantissimo verde e in lontanaza si vede lo skyline di Harlem.

Era nostra intenzione farci il giro attorno, ma a questo punto siamo stanchi e l'idea di fare questi ulteriori 2,5 km non ci aggrada.

Decidiamo, allora, di lasciare Central Park e andare a dare un'occhiata al vicino Guggenheim Museum.

Entrambi non siamo grandi fan dell'arte moderna, ma abbiamo il biglietto compreso nella New York City Pass e poi siamo incuriositi dalla sua architettura.

Guggenheim Museum
C'è parecchia gente all'interno e le fotografie sono rigorosamente vietate, non solo alle opere ma anche alla struttura a spirale lungo cui sono disposte e che caratterizza spiccatamente il museo.

Facciamo un giro percorrendo l'insolita rampa e fermandoci davanti alle opere che più ci colpiscono. Non sono molte, ma tra queste ci sono anche le fotografie del quarto piano. L'allestimento temporaneo, invece, che consta di diversi filmati ci appare del tutto incomprensibile.

Usciti fuori ammiriamo ancora le linee sinuose ed affascinanti dell'edificio e poi ci gustiamo un hot dog percorrendo verso sud la Museum Mile, ossia quella parte della Fifth Avenue che va dalla 82sima alla 105esima strada dell'Upper East Side e su cui si affacciano in solo un miglio ben dieci musei!

Giunti all'angolo sud di Central Park prendiamo la metro verso Times Square per avvolgerci ancora una volta in quello nell'atmosfera più caotica di tutta Manhattan.

Times Square
 Complice il bel tempo c'è una folla pazzesca. Ci lasciamo trascinare, fotografiamo ancora una volta la piazza, le insegne luminose e i grattacieli che finalmente riflettono la luce del sole, ci fermiamo ad osservare prima un gruppo di ragazzi che ballano la break dance (bravissimi) poi il leggendario Naked Cowboy e, per par condicio, la Naked Cowgirl.

Decidiamo di comprare qui alcuni souvenir da portare agli amici in Italia, anche se decidere il negozio è arduo, sono tutti trappole per turisti, ovviamente.
Alla fine optiamo per magliette I Love NY per tutti ... speriamo che resistano almeno al primo lavaggio.

Times Square

E'arrivato il momento di andare a far visita ad una parte di Manhattan molto particolare, Ground Zero.

Più volte in questi giorni di permanenza nella Big Apple ci siamo passati vicino, ma non ci sembrava mai il momento giusto, non volevano andare lì di corsa tra una visita o l'altra, ma prenderci il tempo giusto per vedere il luogo in cui l'11 Settembre 2001 la vita di moltissime persone innocenti terminò per sempre cambiando irrimediabilmente non solo l'America ma il mondo intero.

L'area in cui le torri gemelle sono collassate su loro stesse è ancora cintata e continuano i lavori per la rimettere in sesto l'area e ricostruire nuovi edifici ed un memoriale dedicato alle vittime.
Enormi gru si muovono, sono impressionanti come il buco lasciato aperto nel terreno.


Ground Zero

In un edificio accanto è stato aperto il 9/11 WTC Tribute Center, un museo non museo, in cui i visitatori di Ground Zero possono prendere contatto con i fatti che sono accaduti.
Lo spazio è modesto, stipato di persone che in silenzio guardano commosse immagini e reperti che l'Associazione delle famiglie delle vittime ha qui raccolto per commemorare i propri cari.
Televisori proiettano immagini sul crollo e i soccorsi, mentre appese alle pareti fotografie degli scomparsi, bigliettini di appello, abiti dei pompieri ... impossibile non rimanere colpiti sia dalla gravità della tragedia ma anche dai racconti di chi si è mosso da ogni parte d'America per portare qui il suo aiuto.
La visita a questo centro fa emergere un profondo dolore, anche per noi che abbiamo vissuto il tutto dall'altro capo del mondo, ma anche un profondo rispetto per l'amore e la solidarietà che sono usciti fuori dal popolo americano nel momento della tragedia.

Usciamo ancora commossi e imbocchiamo la Broadway in direzione del nostro hotel a Tribeca. Abbiamo voglia di camminare un pò e in un cero senso di riprenderci.

In albergo ci riposiamo un attimo prima di buttarci di nuovo nell'atmosfera newyorkese e nel traffico del tardo pomeriggio.

Abbiamo intenzione di festeggiare la nostra ultima serata a New York con una crociera lungo l'Hudson, ma prima facciamo un salto a Chelsea, quartiere che purtroppo non abbiamo avuto ancora il tempo di vedere.

Chelsea è un quartiere pieno di gallerie d'arte intorno alle quali ci sono bei caffè, eleganti ristoranti e negozi.
Bisognerebbe passeggiare senza fretta lungo le 8th e 9th Avenue.
Noi purtroppo di tempo ormai non ne abbiamo molto per cui optiamo per andare a vedere il Chelsea Market, raccomandato dalla nostra guida.

Chelsea Market

Qui una vecchia fabbrica di biscotti è stata ristruttura in modo geniale e trasformata in mercato.
Muri in brownstone, qua e là i resti della prima destinazione fanno del Chelsea Market un luogo attraente ed interessante.
All'interno ci sono più di venti negozi alimentari e ristoranti dove si possono trovare specialità di alto livello per tutti i gusti.
Chelsea Market

Secondo noi assolutamente da vedere! Ceniamo lì e poi ci dirigiamo verso il Pier83, prima con la metro e poi percorrendo la 42ma strada.

L'ultimo pass del NY City Pass che ci rimane è quello per la Harbor Lights Cruise una crociera di due ore con la Circle Line lungo l'Hudson alle luci del tramonto.
L'orario di partenza è previsto per le 19.00 e nonostante il nostro voucher dia diritto a saltare la coda vogliamo arrivare in anticipo.
Alle 18.30 al Pier 83 c'è una coda inimmaginabile! Temiamo di non riuscire a partire nonostante s disposizione ci siano due traghetti, ma alla fine c'imbarchiamo.
I posti migliori per scattare fotografie(al fondo o sul lato sinistro) sono già tutti occupati.
Ci accontentiamo di quello che rimane.

La serata è splendida, non c'è una nuvola e ci godiamo il panorama mentre passiamo vicino alla USS Intrepid, al Pier 54, a Battery Park.
USS Intrepid

Poco per volta ci sfilano di fianco i grattacieli della Lower Manhattan, nei cui vetri si specchia la luce del tramonto.

Harbor Lights Cruise
 Lontano spicca anche l'Empire, simbolo della città. Favoloso!


 Passiamo di fronte al South Street Seaport e superiamo il Brooklyn Bridge e lo Williamsburg Bridge, magnifici nella luce della sera.

Brooklyn Bridge

A questo punto il traghetto inverte la marcia e punta in dirazione Liberty Island fermandosi inaspettatamente per farci ammirare la Statua della Libertà by night prima di tornare lentamente al Pier83.

La Statua della Libertà

Scendiamo soddisfatti della scelta fatta. Ricorderemo per sempre quest'ultima vista di Manhattan, stasera più bella che mai.

Harbor Lights Cruise

Torniamo dritti all'hotel, siamo stanchi, è stata una gionata intensa che concludiamo con una pizza presa al vicino take away.

Al cospetto di Miss Liberty, un giro a Lower Manhattan e ancora Brooklyn

Stamattina ci svegliamo presto in quanto abbiamo prenotato online già da tempo i biglietti per la visita della Statua della Libertà e di Ellis Island. Abbiamo effettuato la prenotazione con l'agenzia Statue Cruises ed al prezzo di 15 dollari ciascuno ci siamo assicurati il collegamento in traghetto, la visita al Museo della Statua, la salita non solo al piedistallo, ma anche alla corona e la visita all'isola-museo di Ellis Island.
La salita alla corona prevede un supplemento di 3 dollari e va prenotata con largo anticipo (noi l'abbiamo fatto sei mesi prima).
La partenza del traghetto è a Battery Park, alla punta meridionale di Manhattan.
Ci arriviamo comodamente in metropolitana e, come stabilito dalla prenotazione, alle 8.30 ci presentiamo presso le casse di Castle Clinton per cambiare i nostri viaggi in biglietti.
Non c'è praticamente coda a quest'ora e, dopo aver passato i severi controlli di passaporto, zaini e metaldetector ci imbarchiamo con il secondo traghetto.
Purtroppo il tempo non è bello come speravamo, è grigio e nuvoloso, ma almeno non piove come il giorno prima!!

La traversata è breve. In un quarto d'ora siamo al cospetto di Miss Liberty, uno dei simboli non solo di New York, ma dell'intera America.
Vederla da vicino è veramente emozionante. La costruzione è imponente, fiera, bellissima.
Peccato per il brutto tempo ... le foto non le renderanno giustizia.
In breve sbarchiamo e subito perdiamo un pò di tempo per farci un giro intorno, per ammirarla da tutti i lati.
In effetti ci avevano detto di approfittare del arrivo in prima mattinata per salire subito sulla statua in modo da evitare le lunghe code che si formano normalmente, ma noi ce ne dimentichiamo.
C'è da rilevare che sull'isola non ci sono indicazioni su come comportarsi per accedere alla statua e tutto si basa sulla propria intuizione da turista.
Per questo alla fine facciamo un pò di confusione e, dimenticando di andare a prendere i braccialetti per la salita alla corona, affittiamo prima gli armadietti per depositare gli zaini (1 dollaro per due ore) e ci mettiamo in coda (fortunatamente inesistente) per l'accesso. Da qui ci rimandano indietro all'Information Center dove i ranger ci forniscono i braccialetti colorati, unico lasciapassare per salita.
Con quelli al polso sinistro abbiamo via prioritaria e saltiamo qualsiasi coda, superando in breve i controlli di sicurezza e ritrovadoci finalmente all'interno della base della statua dove veniamo riconosciuti ed accolti da un'altra guardia che ci fornisce il nostro orario di salita alla corona.

La Statua della Libertà


Mancano venti minuti e ne approfittiamo per visitare il museo che espone documenti ed immagini fotografiche sulla statua e della sua realizzazione.
Allora prestabilita ci ritroviamo nel punto indicatoci e ci uniamo agli altri visitatori (più o meno una quindicina di persone). Ascoltiamo le indicazioni che ci impartisce il ranger e poi via .... inizia la nostra salita!
Il percorso che si segue per visitare la corona è differente e distaccato da quello utilizzato dai visitatori che si fermano al piedistallo. Prima si salgono 335 gradini che portano ai piedi della statua e poi ulteriori 168 scalini di una scala a chiocciola che si snoda ripida nel ventre della statua.
Alla fine pensavamo fosse più faticoso e richiedesse più tempo, invece in breve si arriva alla corona ad ammirare il panorama che offrono le ristrette finestre.

La scala a chiocciola


Bisogna ammettere che con la giornata grigia non si vede granchè, ma è sorprendente vedere la statua dall'interno, le sue cavità, come è tenuta insieme da sbarre che l'attraversano e dal complesso di scale che ci hanno permesso la salita. E' impressionante!
Purtroppo sulla corona lo spazio e minimo e quindi non ci si può sostare più di tanto perchè occorre lasciare lo spazio anche agli altri componenti del gruppo.
Scendendo ci fermiamo ad ammirare anche il panorama dalla piattaforma sul piedistallo, quella a cui hanno accesso i normali visitatori.
Vista l'esigua differenza di prezzo del biglietto consiglio senza dubbio la salita alla corona che aggiunge qualcosa in più alla visita di questo splendido monumento.
Tenete però presente che occorre prenotare con molto anticipo perchè al nostro passaggio i biglietti disponibili partivano dal mese di Novembre!!

Ripresi i nostri zaini prima dello scadere delle due ore facciamo ancora un giro intorno alla statua.
Ora i turisti sono molto numerosi e c'è una coda tremenda anche solo per riprendere il traghetto che ci condurrà ad Ellis Island, nostra meta successiva.

Ellis Island è una piccola isola posta alla foce del fiume Hudson, poco lontano da Manhattan e in prossimità di Liberty Island. Quest'isola è famosa perchè a partire dal 1892 e fino al 1954 fu il primo centro federale di accoglienza per gli immigrati che sbarcavano in America. Si conta che in quegli anni ci fu un afflusso giornaliero di ben 12.000 persone, provenienti per lo più dall'Irlanda, dall'Inghilterra, dalla Germania e dall'Italia.
Qui gli immigrati appena sbarcati venivano sottoposti a controlli per verificare che avessero i requisiti, anche dal punto di vista medico, per rimanere negli Stati Uniti.
Ora il centro, chiuso ormai da tempo, è stato trasformato in museo, l'Immigration Museum, dove è possibile farsi un'idea molto chiara di quale era l'esperienza di un immigrato appena approdato nel nuovo continente.
Sbarcare ad Ellis Island, in fondo, mette un pò di tristezza. Si può ancora avvertire quali fossero le ansie e i timori di quelle persone che vedevano nell'America un punto di partenza e che spesso arrivavano qui senza soldi, senza conoscere la lingua, ma carichi solo di speranze.
Spesso qui, poi, si svolgevano piccoli drammi, famiglie venivano divise, i malati venivano rispediti in patria e le attese erano lunghe e le pratiche burocratiche apparivano strane agli occhi di chi arrivava da una realtà povera e totalmente diversa.
Una frase scritta su un muro dell'edificio identifica Ellis Island come "Island of Hope, Island of Tears" (isola di speranze, isola di lacrime).

Museo dell'Immigrazione


Quando arriviamo sull'isola incomincia a piogginare fine, così entriamo dentro all'edificio principale ed iniziamo subito la visita del Museo. Come alla Statua della Libertà, anche qui è possibile noleggiare delle audioguide a pagamento (anche in lingua italiana) che permettono di approfondire la conoscenza sul museo.
Decidiamo di farne a meno e di sentirci liberi di girare per le stanze soffermandoci su quello che più ci colpisce, ma prendiamo i biglietti gratuiti per assistere alla proiezione di un film documentario sull'isola.
Il film è solo in lingua inglese, ma è sottotitolato e ben comprensibile. E' molto interessante come pure lo è l'introduzione fatta dalla ranger che ci fornisce informazioni generali sulla storia del centro d'immigrazione.

Dopo la sua visione visitiamo le sale che attraverso gallerie multimediali illustrano passo per passo come avvenivano le procedure di immigrazione e come era la vita di un immigrato che approdatava ad Ellis Island.
Grazie a dei telefoni è anche possibile ascoltare le testimonianze di alcuni immigrati che raccontano la loro esperienza.
Pranziamo nel caffè interno che offre ottimi panini a prezzi abbastanza ragionevoli e poi proseguiamo la nostra visita fino verso le 16.00 quando riprendiamo il traghetto per tornare a Battery Park.

Approdati dinuovo a Manhattan decidiamo di visitarne la parte bassa (Lower) che non abbiamo ancora visto in modo approfondito nonostante il nostro hotel si trovi in zona.

Arrivo a Battery Park


Per prima cosa visitiamo il National Museum of American Indian ospitato all'interno di un maestoso edificio al cui ingresso si affaccia sul Bowling Green, il più piccolo ed antico parco di New York.
Si tratta di un museo molto suggestivo che ospita tessuti, indumenti, copricapi, attrezzi e manufatti originali di numerose tribù dei nativi americani.
E' la prima volta che veniamo a contatto così diretto con la cultura di questi popoli e la bellezza dei loro oggetti ci lascia a bocca aperta.
Le sale in cui sono ospitate le collezioni, poi, sono meravigliose, ricche di affreschi e statue di navigatori.
All'interno del museo vengono anche organizzati spettacoli, danze e laboratori, ma purtroppo durante il periodo della nostra permenenza non ce ne sono in programma.

National Museum of American Indian


L'ingresso al museo è gratuito, ma occorre superare un controllo di sicurezza (piuttosto usuale qui a New York) con metaldetector. Per gli appassionati vi è anche la possibilità di acquistare presso lo shop oggetti artigianali, cd musicali e libri che parlano degli indiani.
Purtroppo alla nostra visita alcune sale erano in allestimento e il museo non è incentrato tanto sulla storia quanto più sulla cultura, ma rimane comunque un'interessante e bella esperienza che consigliamo di fare.

Usciti di lì attraversiamo il Bowling Green, dove la leggenda dice che qui un colono olandese acquistò dai nativi americani l'isola di Manhattan per soli 24 dollari, e andiamo a fotografare il vicino Charging Bull, la famosa scultura in bronzo raffigurante un toro che carica.
Avevamo già tentato di fotografarla invano il primo giorno, ma l'orda di turisti che ad ogni ora la circonda è incredibile. Questa volta siamo fortunati, una ragazza ordina perentoriamente di lasciare libera la statua per permetterle di fare uno scatto fotografico e straordinariamente viene ascoltata!!!
Ne approffittiamo ed eccolo qui

Charging Bull


A questo punto scendiamo lungo la Exchange Place ed arriviamo a Wall Street, la sede della Borsa più famosa del mondo, luogo frenetico di scambi commerciali e finanziari che fanno tremare spesso le economie di tutto il mondo.

Lasciata Wall Street, a quell'ora popolata più da turisti che da uomini d'affari,  ci dirigiamo verso Trinity Church, un edificio riservato al culto anglicano realizzato in stile neogotico.
Certo le chiese qui nel nuovo continente non raggiungono la bellezza delle nostre cattedrali europee, ma alcune hanno dei tratti particolari interessanti che meritano di essere visti.
Certo si rimane sempre un pò in dubbio su quali siano gli artefatti e quali i pezzi autentici .... sono talmente bravi a rifare ogni cosa!
La Trinity Church venne progettata a metà del 1800 ed è caratterizzzata da una guglia altissima, fine e slanciata, che probabilmente un tempo, quando ancora non era circondata da grattacieli, spiccava enormemente.
L'interno è buio, la navata è abbellita da decori neogotici e tra tutte si distingue la bella vetrata sopra l'altare.


Lasciata quella che un tempo era la chiesa più ricca del paese, proseguiamo lungo la Broadway fino a raggiungere la St. Paul's Chapel. Questa semplice cappella, ospitata in un edificio in brownstone, già conosciuta in quanto luogo in cui pregò George Wshington dopo la sua elezione a presidente, dopo i tragici eventi dell'11 settembre ha assunto una una nuova importanza. Vista la sua vicinanza al World Trade Center, è qui che i volontari operarono per dare sostegno ai sopravvissuti, ai parenti ed ai soccorritori.


Un uniforme in St.Paul's Chapel



Visitare questa cappella tocca veramente il cuore. Alle sue pareti è esposta una mostra permanente che ricorda la tragedia. Fotografie dei dispersi, orsetti di peluche, attrezzature dei vigili del fuoco ci fanno andare indietro con la memoria a quel giorno di Settembre e ci ripropongono interrogativi a cui purtroppo ancora oggi non siamo in grado di dare una risposta.
Quello che commuove di più è la grande forza che hanno avuto in quel periodo i volontari, la volontà delle persone di darsi da fare per aiutare il prossimo e la coesione della nazione.


L'interno della cappella è molto luminoso, con pareti chiare e sottili  colonne bianche sotto un soffitto azzurro.
In alto si può ammirare un grande lampadario e su un lato la panca in cui era solito pregare George Washington.


Lasciamo tristemente questo luogo ed andiamo da Century 21, il grande magazzino popolare per per i forti sconti su abbigliamento, scarpe ed accessori.
Sembra un pò un controsenso andare dopo l'esperienza della  St. Paul's Chapel ma ho assolutamente bisogno di un paio di scarpe da running, perchè le mie sono troppo strette e non riesco più a camminare tanto mi fanno male i piedi!!
Lì c'è di tutto e niente ed ho finalmente la conferma che non sono fatta per lo shopping!!
Siccome per me anche l'occhio vuole la sua parte, mi piacciono i negozi ordinati, in cui la merce è ben esposta ed in cui si riesce a trovare subito ciò che si ha bisogno.
Qua è un marasma!! Gettiamo un'occhio all'abbigliamento, ma lasciamo subito perdere .... il Made in Italy è tutto un'altra cosa.
Probabilmente se si cerca bene, magari si riescono anche a trovare abiti di buon gusto a prezzi stracciati, ma non ne abbiamo nè il tempo nè la voglia.
Cercare un paio di scarpe n.39 in tutto quella confusione è una vera impresa, ma finalmente ce la facciamo!!
Con queste probabilmente riuscirò a sopravvivere alle lunghe camminate che ci aspettano nei giorni successivi!!


Usciti di lì ceniamo al Deli Arome II, già sperimentato la nostra prima sera a New York, e poi andiamo a rinfrescarci un attimo in hotel prima della nostra escursione notturna.


Visto che il tempo è stato per tutto il giorno grigio e cominciamo a domandarci se vedremo mai un pò di sole, abbiamo deciso di tirarci su facendo una passeggiata con le luci della sera sul Ponte di Brooklyn. 
Per fortuna non piove, l'aria è calda ed è veramente piacevole attraversare l'East River e raggiungere Brooklyn in questo modo un pò insolito.
Il Ponte di Brooklyn è senza dubbio uno dei simboli più conosciti della città di New York. Venne inaugurato nel 1883 dopo vent'anni di lavoro costelalti da numerose disgrazie. Il risultato però è magnifico e non a torto viene considerato da molti il più bel ponte del mondo.
Il percorso a piedi inizia vicino alla City Hall e si sviluppa ad un livello superiore e centralmente rispetto alle corsie riservate alle auto.
Fate attenzione perchè è diviso in due parti: una pedonale ed una riservata ai ciclisti che sono poco tolleranti nei confronti di chi ingombra la loro corsia!

Ponte di Brooklyn


Lungo il tragitto si possono trovare panchine dov riposarsi, ambulanti che vendono bevande ghiacciate e punti panoramici a ridosso dei piloni con targhe in ottone che illustrano la storia del ponte.
La vista su Lower Manhattan è magnifica ed il ponte illuminato è una meraviglia.
Lo attraversiamo in circa mezz'ora e poi da Brooklyn prendiamo la metropolitana che ci conduce, come la sera prima, fino nel pressi dell'hotel soddisfatti di aver concluso questa lunga giornata in un modo così splendido.