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I più bei quartieri di Manhattan e serata jazz al Lincoln Center

Finalmente stamattina splende un bel sole ..... non ci speravamo più!!
E' la giornata ideale per fare una bella passeggiata tra i più bei quartieri di Manhattan.

Iniziamo con tre quartieri dell'East Side: Union SquareFlatiron District e Gramercy.

Sono luoghi poco pretenziosi, ma di gran lunga più tranquilli, con molti spazi pubblici, bar e ristorantini.

Union Square ha alle spalle un passato ricco di contestazioni politiche e sindacali.
Il nostro itinerario parte dallo Union Square Park,  un piacevole parco circondato da palazzi eleganti ed abitato da numerosi scoiattoli che non temono niente!!
Ci prendiamo un buon cappuccino dalla Petite Abeille e percorriamo la Broadway fino all'incrocio con la 20ma Strada dove svoltiamo in direzione Gramercy Park. Al numero 28 si trova la Theodore Roosevelt's Birthplace, la ricostruzione di quella che fu la casa in cui nacque il ventottesimo presidente degli Stati Uniti. L'edificio è sito di interesse nazionale, è gestito dalla Guardia Nazionale ed ospita cimeli che testimoniano la vita di questo presidente.


Gramercy Park è una piccola ed esclusiva isola verde nel cuore dell'omonimo quartiere. E' un parco privato (per accedervi bisogna avere la chiave) circondato da splendide case in brownstone protette da cancellate in ferro battuto e su cui si affaccia il famoso Gramercy Park Hotel.
Facciamo il giro intorno al parco e ritorniamo sulla Broadway dove, dopo poco, incontriamo il bel profilo del Flatiron Building. L'edificio è straordinario, sia per lo stile che per l'insolita pianta triangolare.
Siamo orami giunti al Madison Square Park, un'altra zona di verde pubblico popolata da diverse statue.

Flatiron Building


Prendiamo la subway e ci spostiamo alla scoperta di altri due quartieri: Greenwich Village e Soho.

Greenwich Village si contraddistingue per la sua attività culturale, sociale ed artistica. E' un quartiere residenziale e, pare, bohemienne, anche se noi non ce ne siamo accorti. Ospita anche la sede della New York University e per questo motivo è popolata da molti giovani.

Non visitiamo l'università ma ci lasciamo tentare da uno dei suoi store dove acquistiamo alcune magliette e felpe. Risaliamo la Broadway fino alla Grace Church, una chiesa in stile neogotico con un alta giglia e belle vetrate interne. E' solita ospitare concerti d'organo e ce n'è uno proprio questa sera, ma noi abbiamo già altri progetti.

Interno di Grace Church


Giriamo nell' 11ma strada east per vedere due case famose, quella di Oscar Wild e la Weatherman House. Dovrebbero essere al numero 18 e 48 ma gli edifici che troviamo in corrispondenza ci lasciano un pò dubbiosi.
Ritorniamo sui nostri passi e, poco dopo Grace Church, vediamo un negozio di scarpe, Zacky's, con diverse Converse strane in vetrina. Decidiamo di andare dentro a vedere visto che dobbiamo prenderne ancora un paio per Mara. E' l'ennesimo negozio del genere che visitiamo....ma è anche quello giusto!! Non ha la collezione Dr. Seuss, ma ci sono le versioni Plaid e altre texture differenti.
L'interno del primo piano luminoso, grazie alle ampie vetrate, ed è molto tecnologico  con schermi lcd appesi al soffitto e musica a palla, ma la merce è disposta in modo molto ordinato su tavoli in legno. Ci sono diverse marche di abbigliamento americano tra cui l' immancabile Lewis. Le Converse sono al piano di sotto, praticamente occupano metà locale! Alla fine ne scegliamo un paio Lo-Top Plaid ed un altro Hi-Top Pop Art.
Anche Marco ne subisce il fascino e alla fine si prende un paio di One Star Lo-Top. Siamo a posto, finalmente siamo esonerati dal visitare i prossimi negozi di calzature che incontreremo, ma le tre paia di scarpe aggiunge alle maglie della NYU sono un bel fardello da portarci dietro per il resto della giornata !!

Soddisfatti dello shopping ci dirigiamo verso la nostra prossima meta percorrendo la Bowery Street fino all'altezza di Houston Street. Da qui ritorniamo verso la Broadway ed entriamo in Soho, il quartiere dello shopping per antonomasia, della moda e dei negozi che fanno tendenza. Qua non c'è che l'imbarazzo della scelta, tra boutique e famose catene, botteghe di oggetti vintage e ambulanti. Gli esercizi commerciali si susseguono l'uno dopo l'altro, ospitati in begli edifici di mattoni costruiti nella seconda metà del 1800.
Uno di questi è il Cable Building , proprio all'incrocio tra Broadway e Houston, realizzato in stile beaux-arts e caratterizzato dalla presenza di finestre ogivali e da due cariatidi poste sull'architrave d'ingresso.
Un tempo sede di una centrale elettrica ora ospita un negozio della catena Crate & Barrel.

Cable Building


Procediamo oltre svoltando in Prince Street per andare a vedere la St. Patrick's Old Cathedral, indicata dalla nostra guida. Questa chiesa era un tempo un importante centro religioso per gli immigrati irlandesi. L'edificio non ci entusiama e non entriamo all'interno, mentre proprio di fronte c'è un piccolo palazzo in mattoni rossi che attrae di più la nostra attenzione.
Ritorniamo sulla Broadway e poco più avanti, incontriamo il meraviglioso Little Singer Building, un altro edificio realizzato in ghisa e mattoni un tempo sede dell'omonima fabbrica di macchine da cucire.

Little Singer Building


Questa parte della Broadway è molto bella dal punto di vista architettonico e ad ogni metro rivela dei particolari interessanti. C'è molto movimento e tanti turisti entrano ed escono dai negozi.
Molti degli esercizi commerciali hanno allestimenti molto particolari, come quello di All Saints, di fronte al Little Singer Building, con alle pareti numerose macchine da cucire.
Sarà anche per la giornata finalmente soleggiata, ma qua è tutto bellissimo.
Ci vorrebbe più tempo per andare alla scoperta delle vie laterali, per passeggiare con calma, senza una meta precisa. Ma la giornata è ancora lunga (e i pacchi degli acquisti pesano) e noi dobbiamo continuare se vogliamo visitare il più possibile.

All Saints in SoHo


All'incrocio con la Broome, vediamo ancora  l'Haughwout Building, quello che fu il primo edificio ad ospitare un ascensore a vapore. Ha belle facciate con finestre ad arco sorrette da colonne e un antico orologio in ferro. Viene considerato il più bel edificio in ghisa di New York e, in effetti, ha una bella linea molto pulita ed elegante.

Poco più avanti c'è lo store Yellow Rat Bastard, uno di quelli che ci eravamo segnati per l'acquisto delle Converse. Nonostante il proposito di non entrare più in un negozio di calzature, Marco mi abbandona all'entrata con zaino e pacchetti ed entra a vedere.
Dopo un quarto d'ora di attesa comincio a preoccuparmi ....chissà cosa starà acquistando ....
Alla fine quando esce mi rassicura sul fatto che non ci sono Converse particolari, ma, invece, ci sono un sacco di magliette strane ed originali (fatevi un giro sul sito per rendervene conto). Lui è tutto orgoglioso di aver acquistato una t-shirt di Hello Kitty per Giada. Gli faccio notare che il disegno è natalizio, ma la cosa non lo sconvolge!

Ritorniamo indietro lungo la Broadway e giriamo all'altezza della Houston in direzione est entrando in un nuovo quartiere: il Lower East Side. Il panorama urbano cambia, non ci sono più i bei palazzoni in ghisa, ma edifici in arenaria rossa alti fino a dieci piani. Anche i turisti sono diminuiti, gli unici che vediamo sono in coda da Katz's Deli, il locale reso celebre da Meg Ryan nel film Harry ti presento Sally.
Sarebbe stato il posto ideale per il nostro pranzo, ma c'è troppo da aspettare, così tiriamo avanti vedendo da lontano la sagoma candida, regolare e squadrata del New Museum of Contemporary Art.


La nostra prossima meta e, forse, il luogo per il pranzo è l'Essex Street Market, un bel mercato coperto con negozi di frutta e verdura, drogherie, macellerie e piccoli locali di alimentari che vendono prodotti etnici e particolari. C'è ogni ben di Dio ... pasta italiana, pane francese.... praticamente c'è cibo da tutto il mondo!
Contavamo di mangiare all'Essex Restaurant ma è aperto solo a cena così ripieghiamo su un vicino Mc Donald visto che in giro non c'è altro che ci ispira ed è già tardi!!

Un negozio dell'Essex Street Market


Terminato il nostro hamburger americano ci infiliamo nella metro, prima sulla linea F poi sulla B fino a Columbus Circle da dove prendiamo il treno 1 che ci porta ad Harlem.
Abbiamo fatto tutta questa strada per venire a dare un'occhiata alla cattedrale St.John the Divine, il più grande edificio religioso degli Stati Uniti (non ancora del tutto terminato). E' realizzata secondo diversi stili architettonici, anche se è il neogotico a prevalere.
Se tutto in America è Big, St.John the Divine ne è un esempio.
Immensa è dire poco e te ne accorgi appena entri dentro.La alta navata centrale è interminabile e su di essa si affacciano sette cappelle. Da un lato c'è anche il Poets Corner per commemorare i più famosi scrittori americani.

St.John the Divine


Dopo aver visitato i vari ambienti usciamo per recarci alla Riverside Church. Siamo nel quartiere Morningside Heights, territorio della Columbia University, che qui ha la sua sede.
Noi ne attraversiamo il cortile principale percorrendo il College Walk da dove si potrebbe vedere la statua dell'Alma Mater, non fosse che davanti alla Low Library ci sono diversi grandi gazebo bianchi. Nonostante sia un luogo tranquillo rispetto al mondo esterno del quartiere, ci sono molti studenti che si aggirano tra gli edifici, che leggono un libro o partecipano a gruppi seduti sul prato... propio come si vede nei telefilm americani!!

Ci lasciamo alle spalle quello che è uno degli atenei più autorevoli al mondo e giungiamo alla Riverside Church. Quello che ci troviamo davanti è un bell'edificio gotico con un alta torre di 115 metri. Purtroppo lo troviamo chiuso...peccato, in questa magnifica giornata sarebbe stato bello salire fino alla sua piattaforma per vedere il panorama da quella parte di Manhattan!!

L'ultima tappa del nostro percorso è il S.Grant National Memorial, conosciuto come Grant's Tomb, la tomba del generale Grant, eroe della guerra di Seccessione e presidente degli Stati Uniti. Si tratta di un grande mausoleo costruito in granito bianco. L'ingresso è anticipato da una larga scala e da un portico con colonnato. L'edificio, a pianta quadrata, è sormontato da un alta cupola.
Ne visitiamo l'interno che, oltre a contenere le spoglie di Grant e sua moglie, ospita alcuni cimeli appartenuti a questo personaggio storico.

Grant's Tomb


L'itinerario di oggi è completato e non ci resta che tornare in hotel per prepararci alla serata.
Anzichè tornare sui nostri passi per raggiungere la precedente fermata della subway decidiamo di raggiungere la successiva. all'incrocio tra la 125ma St. e Broadway e ..... a sorpresa scopriamo che è sopraelevata!!
Inizialmente la metropolitana di New York correva in superficie e questo è uno dei tratti che è rimasto attivo.
Fa un certo effetto raggiungerla salendo in su anzichè scendere sotto terra.
A questo punto ci viene in mente l'articolo letto poco prima di partire che parlava della realizzazione si un parco, l'Hight Line, sul vecchio percorso della metro nel Lower East Side. Molto probabilmente non avremo tempo di andarlo a vedere, ma è sicuramente adatto a chi cerca qualcosa di insolito.

Mezz'ora di viaggio per attraversare Manhattan e siamo in Tribeca. Una doccia veloce e siamo pronti per il programma serale che ci vedrà spettatori ad un concerto jazz al Lincoln Center.
Dobbiamo però essere lì almeno un'ora prima perchè i posti a disposizione sono pochissimi.
Quindi ....ennesima corsa con la subway che ci deposita a Columbus Circle.
Ci compriamo un bagel con formaggio (Filadelphia !!) e del the freddo e passeggiamo fino alla Josie Robertson Plaza, il centro di questo grande complesso culturale che comprende decine di sale per spettacoli, la Metropolitan Opera House e il New York State Theatre.
Nella fretta di partire abbiamo dimenticato il nome della sala dove si terrà il concerto, per cui chiediamo informazioni ad usciere che ci dice che non sono previsti spettacoli jazz per quel giorno.
Siamo un pò confusi ...possibile che sia stato annullato all'ultimo minuto?
Riproviamo rivolgendoci ad un poliziotto che (grande!) ci dà subito tutte le infomazioni che ci servono.

Varchiamo così la soglia del David Rubenstein Atrium in tempo per riservarci un tavolo, appena lasciato libero da una coppia di italiani, che, più tardi, condivideremo con due americane. Ordiniamo da bere e attendiamo l'inizio dello spettacolo guardandoci un pò in giro. La sala non è molto grande, ci sono una trentina di tavolini per lo più occupati da persone anziane, un'area biglietti dove di giorno è possibile prenotare il tuor di vista per il Lincoln Center, e un modesto bar con bancone. Le pareti sono bianche e si contraddistinguono per la presenza di due giardini verticali, i primi che vediamo all'interno di una abitazione. Al centro della stanza, a ridosso di una parete e sotto un grande schermo, è già stato preparato un pianoforte. Al di là degli spettacoli che ospita è comunque un logo piacevole dove riposarsi e bere qualcosa o navigare nel web gratuitamente come sta facendo il nostro vicino per "ammazzare" il tempo.

Finalmete arriva l'inizio dello spettacolo, le luci si abbassano, le voci si zittiscono e viene annunciata l'artista protagonista della serata: Judi Carmichael, pianista e vocalist jazz.
La serata si preannuncia frizzante fin dai primi interventi. Judi è un artista simpatica che riesce ad intrattenere il pubblico oltre che con le sue eccellenti qualità musicali, anche con battute spiritose sulla sua vita, le sue esperienze all'estero, sui new yorkesi e sui musicisti che l'accompagnano nella serata.
Il New York Times l'ha definita "stupefacente, impeccabile e coinvolgente" ... come dargli torto
E' eccezionale ... molto più di quello che ci eravamo immaginati.
Peccato che lo spettacolo finisca presto, troppo presto. E' talmente brava e simpatica che staresti delle ore a sentirla!!

Judi Carmichael at David Rubenstein Atrium


Usciamo dal David Rubenstein Atrium inebriati e torniamo in hotel fermandoci a prendere una porzione di pizza da un locale vicino al nostro Duane Street Hotel Tribeca e la consumiamo mentre organizziamo la giornata successiva, l'ultima, ahi noi!, prima del ritorno a casa.

Una giornata al Museo ed una serata in Times Square

Oggi è il nostro primo giorno a New York e, neanche a farlo apposta piove!!
Non ci voleva proprio!
Avevamo programmato di passeggiare per Central Park ed andare a visitare il Guggenheim Museum, ma non è proprio il caso.
Poltriamo un pò di più e poi prendiamo la metro e ci dirigiamo al American Museum of Natural History. Apre alle 10.00 e noi arriviamo in anticipo di qualche minuto.
Saltiamo anche qui la coda per i biglietti perchè da casa abbiamo acquistato la NYCityPass che permette di visitare 6 attrazioni a 79 dollari totali.

Il sistema solare


Il Museo è immenso e stupendo. Iniziamo con l'ala dedicata dedicata alla creazione della Terra e assistiamo, all'interno del planetario alla proiezione di un filmato a 360° dedicato al sole ed alla creazione del sistema solare. Fantastico! Già solo quello merita senza ombra di dubbio la visita.
Ci spostimo poi di sala in sala visitandole tutte. Alla fine ci siamo stati cinque ore, mangiando al bar interno (ottimo cibo, ma caro), e non annoiandoci per niente.
Le ambientazioni sono perfette e non so quando ci capiterà ancora di vedere un museo così completo ed interessante.

Scheletro di dinosauro


Usciti di lì, ovviamente piove ancora. Siamo un pò in dubbio su dove andare e alla fine decidiamo di recarci nel quartiere Midtown East. Visitiamo la St. Patrick's Cathedral e poi percorriamo la lussuosa 5th Avenue fino alla Grand Central Terminal.
L'atrio di questa stazione è splendido e ci sono anche un sacco di ristoranti che meriterebbero una visita.

Noi, però, torniamo fuori sotto la pioggia torrenziale e siamo andati verso Times Square. Questa piazza, la più famosa di New York, è proprio come la si vede in tv: luminosa e caotica. Vista la pioggia di tanto in tanto ci infiliamo in qualche negozio: l'Hard Rock Cafè per comprare una maglietta per Mara,  il divertentissimo store delle M&Ms, Footloocker dove ancora non riusciamo a trovare le converse che ci sono state chieste!).

Ormai sono le 20.00, cerchiamo un posto dove mangiare ed entriamo nell'Olive Tree Deli (1420 Broadway) dove prendiamo un pò di carne e verdura ad un prezzo conveniente (15 dollari in due). Ottimo prezzo/qualità.


A questo punto riprendiamo la metro e torniamo stanchi in hotel.

Bye Bye Boston .... Hi New York City !!!

E' con grande malinconia che stamattina lasciamo la splendida città di Boston che ci ha ospitati per questi cinque giorni.
E' stata un'esperienza bellissima, abbiamo incontrato gente simpatica e molto disponibile e speriamo un giorno di poterci ritornare.
Abbandoniamo con dispiacere anche l'elegante hotel in cui abbiamo soggiornato .... chissà se riusciremo a provare un comfort di così alto livello in giro per il mondo.

Dopo il checkout, estremamente rapido, visto che avevamo già pagato al momento della prenotazione online, prendiamo un taxi che in una decina di minuti ci porta alla stazione di South Station dove alle 9.00 abbiamo il treno dell' Amtrak per New York.
Arriva in perfetto orario e quando saliamo ci è impossibile non fare paragoni con i nostri servizi ferroviari.
Nonostante non sia un treno veloce, le poltone sono molto comode, c'è spazio tra una fina e l'altra di sedili e c'è spazio anche per le valigie più voluminose.
Il tragitto dura più di quattro ore ed abbiamo così il tempo di riposarci, leggere, ma anche di vedere il paesaggio dal finestrino...La costa sembra molto bella, peccato non aver abbastanza tempo per percorrerla in auto!!

Verso le 14.00 siamo alla stazione di Penn Station a New York. Il primo impatto non è molto positivo. Non siamo abituati a tutto questo movimento, a gente che si sposta velocemente. Nel New England era tutto più ...take it easy!!

Facciamo l'abbonamento per la metro con durata sette giorni e poi prendiamo il primo treno sulla linea 2 che ci conduce all'altezza di Chamber Street a poca distanza dal nostro hotel: il Duane Street Tribeca.
Abbiamo un attimo di perplessità, visto che la vetrina è ricoperta da giornali e pare in ristrutturazione, ma quando entriamo nella hall ( più che altro un corridoio) scopriamo che stanno risistemando solo il ristorante.
Facciamo il checkin molto velocemente e poi prendiamo possesso della camera.



Una volta sistemati usciamo dirigendoci verso Rockfeller Park da dove, costeggiando l'Hudson, scendiamo fino a Battery Park. La giornata è grigia, ma l'afa è insopportabile!!
Ritorniamo indietro attraverso la Brodway Avenue fermandoci a cenare presso un Deli.
Sono le 18.30 e ci accontentiamo di un pezzo di pizza, poi rientriamo in hotel per riposarci in previsione della giornata di domani

Il Boston Light Tour ed un pò di shopping

Questo è il nostro ultimo giorno di permanenza a Boston e per l'occasione abbiamo prenotato via internet qualche mese fa il Boston Light Tour, ossia una crociera intorno alle isole della baia che fanno parte del National Park Area. 
La partenza è prevista alle 10.00 presso il Moakley Couthouse Dock. 
Arriviamo in anticipo, così facciamo un giro intorno all'isolato dove è presente, tra l'altro il Palazzo di Giustizia.
Qui una bella passeggiata corre lungo il Fan Pier ed offre un piacevole passatempo ed una bella vista sul porto di Boston e sul Central Wharf.
La crociera è organizzata direttamente dai rangers del Parco (probabilmente volontari, vista la loro avanzata età) che ci aspettano davanti alla banchina. Come tutti i bostoniani incontrati fino ad ora sono molto cordiali, ci fanno domande sulla nostra permanenza e decantano la bellezza dell'Italia. 
Il Boston Light Tour prevede la crociera intorno ad alcune delle Harbour Island, la descrizione delle caratteristiche delle stesse, lo scalo presso Little Brewster Island per visitare il faro che rappresenta la più antica stazione degli Stati Uniti nonchè l'ultimo a mantenere un custode della Guardia Costiera.
Per chi lo richiede in anticipo (come noi) è prevista anche la salita al faro (76 scalini e due scale a pioli) per ammirare il panorama e, soprattutto, la storica lente di  Fresnel.

Harbour Islands


Il faro è basso, ma anche stretto sulla cima e per questo motivo si può salire solo 8 persone per volta. I rangers, però, sono organizzatissimi, e prima della partenza ci danno un braccialetto colorato da tenere al polso. Il nostro è rosso e significa che saliremo nel primo gruppo.
I gruppi in tutto sono cinque e fortunatamente i partecipanti non sono così tanti come per il Whale Watch.
Tutto è fatto in modo che ognuno possa godere in modo piacevole della gita.
Una volta imbarcati, mentre il traghetto lascia Boston una dei quattro rangers ci parla della città, della sua evoluzione e poi inizia ad illustrare il parco e le isole che lo compongono. 
Purtroppo il rumore del motore, del vento ed il microfono che non funziona molto bene rendo difficile capire gran parte della spiegazione.

Arriviamo a Little Brewster Island mezz'ora dopo.
Qui ci aspetta il guardiano del faro, una donna, rigorosamente seconda la tradizione di questa stazione, vestita in costume d'epoca.
Veniamo ospitati nel magazzino delle barche e ci vengono date informazioni storiche sull'isola e fornite indicazioni sulla salita al faro. L'isola è piccola e deliziosa. Su di esse, oltra al faro, ci sono un paio di casette bianche utilizzate come magazzini e, ovviamente, la casa del guardiano che non è visitabile.

La salita al faro non è difficile, ma occorre tenere conto che bisogna superare due scale a pioli e quindi è necessario avere calzature adatte. Nella sala della lanterna fa un caldo insopportabile, ma la vista è bellissima ....siamo stati fortunati ad avere una giornata soleggiata!!
Ci soffermiamo su qualche minuto prima di scioglierci e poi scendiamo per lasciare posto all'altro gruppo.
Mentre i partecipanti si alternano nella salita facciamo un giro dell'isola e ci riposiamo un pò all'ombra.
Alle 12.30 la guardiana ci accompagna alla banchina e ci saluta carolosamente con un Alohaaaa!!!

Il faro


Ritorniamo indietro felici di questa splendida gita.
Sebbene al momento della prenotazione avremmo preferito fare la Three-Lighthouse Tour (ma non disponibile in questa stagione) che permetteva di vedere tre dei più famosi fari della baia, siamo veramente soddisfatti. L'organizzazione è stata perfetta. Sull'isola eravamo supportati dalla presenza di quattro rangers, due guardie costiere e il guardiano, disponibili a fornirci qualsiasi tipo di informazioni e di guidarci alla scoperta del territorio. Assolutamente da consigliare!!

Tornati a terra abbiamo deciso di pranzare al Barking Crab che si trova proprio di fronte all'attracco. 
Anche la nostra seconda volta in questo ristorante non ci lascia delusi.

Usciamo sazi e soddisfatti.

Visto che questa è la nostra ultima giornata a Boston e che abbiamo ormai visitato tutto ciò che si poteva nelle vicinanze, decidiamo di dedicare alcune ore allo shopping.
Prima di tutto giriamo un pò nei dintorni di Quincy Market per acquistare delle magliette con la scritta della città, poi andiamo all'Hard Rock Cafè per comprare una maglietta per Mara come ci aveva chiesto. 
Giriamo un pò nei negozi vicino e poi ci dirigiamo verso Washington Street dove troviamo Macy's, H&M, Filene's, Footloocker, Borders e CitySport.
Siamo alla ricerca di qualche Converse particolare, ma troviamo solo le linee classiche.
Alla fine coi piedi doloranti ci trasciniamo di nuovo al Quincy Market dove prendiamo un insalata prima di tornare in hotel.  

Alla ricerca delle balene

Oggi è la giornata dedicata all'acquario, il New England Acquarium, e alla crociera per avvistare le balene.
La giornata pare essere buona, non c'è sole pieno, ma almeno non piove come era in previsione.
Prendiamo un the in hotel e al volo un dolcetto dal solito Starbucks e con largo anticipo ci troviamo all'ingresso dell'acquario che si trova piuttosto vicino al nostro hotel, tra il Long Wharf ed il Central Wharf.
E' ospitato in palazzo di concezione e forma moderna ed ha una vasca delle foche "a vista" in modo che anche chi non visita l'aquario possa in un certo modo godere una parte dello spettacolo.
Di fronte c'è una lunga fila di biglietterie, banchetti che vendono magliette, cappellini e che offrono tour in bus, mentre accanto, in una costruzione tutta strana e ricoperta da pannelli riflettenti, si trova l'IMAX, il cinema tridimensionale che offre la visione di filmati inerenti i pesci ed il mondo marino.


L'ingresso dell'acquario

Noi abbiamo già comprato i biglietti online in modo da garantirci il posto per la crociera Wale Watch, così alle 9.00, quando aprono le porte, facciamo il nostro ingresso senza ulteriori file.
Da quello che avevamo letto e dalle immagini che avevamo visto pensavamo fosse più grande.
L'aquario, invece, si sviluppa su quattro piani che ruotano intorno ad un alta vasca circolare che ospita speci oceaniche.
Il piano terra è dedicato ai pinguini, per la precisione tre differenti speci. L'habitat è riprodotto in modo molto accurato, le luci sono molto basse per non infastidire gli animali.
Alle pareti intorno, invece, ci sono diverse vasche con pesci tropicali, anfibi e un laboratorio a vista dove è possibile osservare le cure agli animali malati.
Una rampa che corre intorno alla vasca centrale collega i piani.
Il secondo è dedicato ai cavallucci marini e ai pesci d'acqua dolce, il terzo ospita speci dei mari nordici, mentre all'ultimo è possibile ammirare la parte sommitale della vasca centrale.
In due aree collaterali si possono, inoltre, ammirare una mostra di meduse, la vasca con le foche comuni e il centro di recupero delle tartarughe marine.


Una vasca tropicale

Sebbene il New England Acquarium non è paragonabile in bellezza all'Acquario di Genova la sua visita risulta comunque interessante sia per le differenti varietà di pesci presenti che da noi non si vedono sia perchè ha una caratteristica che lo rende estremamente attraente: la sua funzione didattica.
Da quando vengono aperte le porte fino a quando vengono chiuse al suo interno ci sono numerosi interventi da parte dei biologi marini che parlano degli animali ospiti, mostrano come si prendono cura di loro, li nutrono davanti agli occhi dei visitatori, insomma svolgono alla luce del giorno tutte quelle attività che la gestione di un acquario comporta.
In ogni momento trovi una persona competente che ti sa fornire informazioni e che risponde alle tue curiosità. E' un tipo di approccio che manca parecchio nei nostri musei.

Al termine della nostra visita andiamo a mangiare una pizza al Quincy Market e torniamo per tempo all'imbarcadero accanto all'acquario da dove partirà il traghetto per il Whale Watch, curato sempre dai biologi del New England Acquarium.

Anche in questo caso abbiamo già i biglietti per cui non facciamo coda.
Ci sono parecchie persone che si imbarcano, molte di più dei posti a sedere disponibili tanto che risulta impossibile vedere il panorama stando seduti.
Durante la traversata che richiede quasi un'ora e mezza e che conduce al largo, oltre le isole della baia, vengono date informazioni su ciò che si vede intorno e poi sulle balene, la loro vita, le loro abitudini.
Purtroppo con il rumore dei motori e dell'aria forte non riusciamo a capire una parola.
Trascorsa un'ora e mezza il traghetto si ferma in una zona in cui il sonar ha rilevato la presenza dei cetacei, attendiamo un pò, ma intorno non si vede niente, per cui ripartiamo dirigendoci ancora più lontano dalla costa.
Qui ecco che finalmente si riesce a vadere un esemplare, ma che delusione!


Una balena

C'è talmente tanta gente che si spintona per vedere che alla fine non si vede quasi nulla. Per di più occorrerebbe stare fermi ad attendere che le balene riemergano dopo la loro lunga apnea, invece, il traghetto viene spostato più avanti dove se ne vedono altre.
In definitiva vediano/non vediamo quattro esemplari, di tre differenti speci (almeno a detta di uno dei biologi presenti), poi, visto che si è fatto tardi, viene invertita la rotta e si ritorna indietro con grande delusione.
Sinceramente mi sarei aspettata qualcosa di più emozionante. Avrò visto si e no visto una coda e uno sbuffo!
Troppo poco il tempo in cui ci siamo fermati ad ammirare le balene rispetto a quello che ci vuole per raggiungere la zona di avvistamento.
E' vero che all'acquisto del biglietto era garantito l'avvistamento e, in caso contrario, un nuovo biglietto per una data successiva, ma un conto è vedere una coda ed un conto è stare lì ad ammirare le loro evoluzioni...

Per placare la delusione decidiamo di andare a cenare in uno dei ristoranti più famosi di Boston: il Barking Crab.
Si tratta di un piccolo locale a cui è collegato un lungo tendone colorato sotto il quale si mangia a lunghe tavolate con panche in legno condividendo il proprio posto con altri sconosciuti. L'atmosfera è estremamente informale, i prezzi sono molto bassi ed il cibo (prevalentemente pescato fresco) è ottimo.


L'interno del Barking Crab

L'attesa può essere lunga e occorre pazientare non poco, soprattutto a cena, ma ne vale veramente la pena per gustare piatti di granchi, aragoste e molluschi a volontà.
Noi osiamo anche il dolce, un cannolo ripieno di ricotta, che ci da la mazzata finale..... come ci manca il limoncello!!!

Il Freedom Trail

Complice il fuso orario oggi ci svegliamo molto presto, alle 5.00, ma resistiamo fine alle 7.00 prima di uscire alla scoperta di Boston.
Abbiamo scelto di cominciare la nostra visita qua percorrendo il Freedom Trail,  un percorso a piedi interamente segnato da una linea rossa che si snoda per le più conosciute vie della città e che incontra tutte le attrazioni più importanti, luoghi simbolo della rivoluzione americana.
Così come visitare la città di Boston è il modo più soft per conoscere l'America, così il Freedom Trail è il modo migliore per scoprire questa città e la sua storia.


La giornata sembra grigia, ma appena usciamo dall'hotel ci investe un'afa tremenda e dopo poco esce un bel sole forte.
Ci immergiamo nella città. Intorno a noi c'è gente che fa footing, che va a lavorare con ipod e cuffiette ed in mano l'immancabile bicchierone.
La prima impressione è molto positiva, la città e attiva ma piacevole e pulita.
A colazione dediciamo di fermarci ad uno Starbucks, la mitica compagnia di caffetterie statunitensi.
Visto il caldo ci azzardiamo a prendere un Coffee Frappuccino con un muffin alla mela.
Insoliti entrambi, il frappè di caffè un pò troppo gelato per le nostre abitudini e il muffin gustoso, ma pesante.
Le porzioni, poi, sono extra. Con una colazione così arriviamo fino a metà giornata!!

Prima di andare al Boston Common  dove ha inizio l'itinerario vogliamo attraversare il quartiere di Chinatown per ammirare la Chinatown Gate, un arco decorato donato da Taipei.
Il quartiere non ha niente di particolare. Da notare, le cabine telefoniche dalla buffa forma di pagoda.

Da Chinatown giungiamo in breve al Boston Common, il più vecchio parco pubblico della città. Qui facciamo il nostro primo incontro con gli scoiattoli .... c'è ne sono molti, che zampettano qua e là metre magiucchiano ghiande. Il parco è molto piacevole. Ci sono panchine, laghetti, prati curati dove diverse persone si riposano e prendono il sole.



Risaliamo uno scalone ai bordi del parco che ci conduce direttamente alla Massachusetts State House, il campidoglio di questo stato.

Non ci fermiamo per la visita guidata gratuita, ma, seguendo la linea rossa andiamo alla Park Street Church, il cui campanile bianco è un punto di riferimento per la città.

Accanto alla chiesa si trova il Granary Buring Ground, un cimitero risalente al 1600 dove tra le numerose tombe si trovano anche quelle di Paul Revere e Jon Hancock, eroi bostoniani. Il luogo è particolare, le lapidi in pietra riportano incisioni e decori di teschi e angeli.

Granary Buring Ground


La nostra prossima tappa è la King's Chapel, una chiesa non puritana usata dai britannici che occuparono Boston. L'edificio è a pianta quadrata e l'ingresso è caratterizzato da un colonnato. Al suo interno nelle navate si trovano banchi chiusi di colore bianco.

Anche accanto a questa chiesa c'è un piccolo cimitero antico molto simile al precedente: è il King's Chapel Burying Ground.

Dietro la chiesa ed il cimitero c'è la Public School, la prima scuola pubblica americana.

Continuiamo a seguire la linea rossa che ci conduce all'Old Corner Bookstore Building,  un'edificio in mattoni rosso del 1700 che un tempo ospitava una libreria, all'Old South Meeting House fino a giungere alla Old State House e al Boston Massacre Site.  

Old State House

Ci troviamo di fronte al più vecchio edificio pubblico di Boston. Tutto intorno è circondato dai grattacieli, ma la sua bellezza non passa inosservata. E' da qui che venne letta per la prima volta la Dichiarazione d'Indipendenza.
Non ne visitamo l'interno ma proseguiamo per Fenuil Hall, il vecchio mercato coperto che ora ospita negozi con prodotti ricercati che ricordano la città e la sua storia. Al piano di sopra è possibile visitare la sala in cui i puritani discutevano sulle leggi ingiuste imposte dai britannici. Un ranger ad intervalli regolari di tempo, ne illustra la storia con enfasi e patriottismo, tipico degli americani.

Usciti da Fenuil Hall entriamo nell'edificio alle sue spalle che ospita il famoso Quincy Market, dove si possono trovare bancarelle gastronomiche che offrono ogni sorta di prelibatezze. 
Decidiamo di pranzare lì, scegliendo tra le numerose proposte e portandoci il pacchetto su una panchina all'esterno.
Quincy Market è uno dei fulcri della città, intorno al mercato alimentare ci sono bacarelle che vendono souvenir e magliette, negozi anche di una certa importanza come Abercrombie, Crocs, Victoria Secret's e ristoranti e bar con dehors all'aperto.
Dopo pranzo proseguiamo il Freedom Trail andando a visitare la Paul Revere House, la più vecchia casa di Boston abitata da Paul Revere. E' bello e piccolo edificio in legno che si può visitare a pagamento e al cui interno si trovano camere arredate come quando era abitata da questo personaggio.
La visita è breve, il costo forse un pò eccessivo, ma la casa è un piccolo gioiellino che purtroppo non si può fotografare dall'interno.

Paul Revere House


L'itineraio ci conduce ora alla Old North Church, la più vecchia chiesa di boston dal cui alto campanile venne segnalata con due lanterne l'avanza ta degli inglesi. Anche questo sito ricopre un'importanza notevole per gli americani.

Non lontano da lì si trova su una leggera collinetta il Copp’s Hill Burying Ground, un altro vecchio cimitero, il più grande, dove venivano seppelliti i mercanti del North End.

Da qui con una lunga passeggiata attraversiamo il Charles River per giungere a Charlestown dove si trova la USS Costitution, la più antica nave della Marina statunitense ancora in servizio.
La visitiamo dopo aver passato i controlli di sicurezza. E' molto bella, tirata a lucido, e merita senza dubbio la visita.
Accanto c'è l'USS Constitution Museum che racconta la storia della nave e della marina americana con giochi, pannelli e scenografie molto adatte ai bambini.



Usciti ci dirigiamo verso l'ultima tappa del Freedom Trail: il Bunker Hill Monument, un alto obelisco costruito in ricordo della battaglia omonima e dal cui apice si gode il panorama sulla città. Purtroppo scopriamo che non è possibile andare in cima perchè sono in corso dei lavori e sulle sue pareti sono appese lunghe scale che fanno perdere valore alle foto.

Per accontentare la ranger che ci ha illustrato, sempre con grande patriottismo, il monumento decidiamo di vedere anche il Bunker Hill Museum, poco distante, dove viene illustrata la battaglia e le sue vicende, sempre con uno stile molto didattico.

Il nostro Freedom Trail termina qui. Finalmente, vorremmo dire, perchè, nonostante siamo molto interessante e utile per conoscere Boston, è stato massacrante per i nostri piedi!!
Ritorniamo verso la USS Costitution e nel dock più avanti prendiamo il Boston Ferry che al costo di 1,70 dollari ciascuno ci riporta al Central Wharf.

Torniamo in hotel per una doccia veloce e poi andiamo di nuovo verso Quincy Market alla ricerca di un locale dove cenare. Scegliamo Cheers , il pub ristorante ispirato alla celebre serie tv. Questo è la replica l'originale di trova in Beacon Street.
La cena è ottima, le porzioni abbondanti, il servizio accurato ma informale ed il prezzo abbordabile. Lo consigliamo!
Termina qui la nostra prima giornata a Boston..... già ce ne siamo innamorati!