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Arrivederci New York ... si torna in Italia

Purtroppo è arrivato il momento di salutare New York e gli Stati Uniti .... oggi pomeriggio abbiamo il volo che ci riporterà in Italia.

Vogliamo approfittare, però, delle ultime ore a nostra disposizione per goderci ancora un pò Manhattan, bellissima in questa giornata soleggiata.

Così, dopo aver chiuso le valigie ed averle lasciate in custodia alla reception dell'hotel facciamo una passeggiata nel quartiere.
La nostra prima tappa è Starbucks, dove ci concediamo la colazione per la prima volta sedendoci al lungo bancone rivolto verso la strada.
Ci sembra strano non dover più essere presi dalla frenesia di raggiungere qualche luogo da visitare.

Dalla vetrina osserviamo i passanti e la città che si muove.
Come abbiamo già detto Tribeca è un quartiere residenziale piuttosto tranquillo con ristoranti alla moda dove i vecchi edifici industriali sono stati riconvertiti in palazzi e loft lussuosi. Il traffico è molto contenuto nella zona in cui ci troviamo, soprattutto a quest'ora del mattino.

Finita colazione decidiamo di dirigerci verso il Brooklyn Bridge che abbiamo visto solo di sera.


Beekman Tower e Pace University
Passiamo di fianco a diversi edifici governativi e al City Hall, l'elegante palazzo sede del municipio, attraversiamo il piccolo City Hall Park e ci troviamo sulla rampa di accesso per pedoni e cicilisti al più famoso ponte cittadino.

City Hall
Ci godiamo la passeggiata ed il panorama su Brooklyn e Manhattan.
La tentazione di percorrerlo tutto è forte, ma i tempi sono un pò stretti e non abbiamo voglia di corse all'ultimo minuto oggi, per cui a metà giriamo sui nostri passi e con calma torniamo in hotel.

Brooklyn Bridge

Recuperiamo le valigie e chiediamo alla reception che ci chiamino un taxi, ma ci rispondono che qui non si usa e anzi portano le nostre valigie sul bordo del marciapiede suggerendoci di fermare il primo taxi che passa.

Rimaniamo un pò perplessi, soprattutto perchè non c'è un grande via via....fortuna che dopo dieci minuti di attesa vediamo finalmente un cab fermarsi. Il conducente è un indiano con tanto di turbante che dopo essersi informato sulla nostra destinazione ci informa della tariffa (fissa per raggiungere l'aeroporto) e carica le nostre valigie.
Come ormai ci succede da quindici giorni, appena scopre che siamo italiani inizia a tessere le lodi per il nostro paese. E' buffo come tutti quelli con cui abbiamo parlato hanno sempre rivelato di avere un parente od un conoscente nel nostro paese o di averci sudiato o soggiornato per un periodo.
E' incredibile anche constatare come gli stranieri amino l'Italia e siano affascinati dai nostri beni artistici e culturali, mentre noi siamo così assuefatti che nenache ci facciamo più caso.

Il tassista in questione ha il padre a Roma e ci rivela che mai e poi mai farebbe il tassista lì perche reputa il traffico della capitale e la circolazione peggiore persino di quelle di New Dehli. Ahaha ... esagerato!!

Intanto tra una chiacchera e l'altra ci lasciamo purtroppo Manhattan alle spalle.

Arriviamo all'aeroporto secondo l'orario che avevamo preventivato, ossia con largo anticipo in modo da fare con calma tutti i controlli e le procedure d'imbarco.
Ammazziamo il resto del tempo facendo pranzo e esplorando i negozi dell'aeroporto.

Il nostro aereo
 Il volo è previsto per le 17.45 ma all'ultimo viene annunciato un ritardo perchè è in overbooking e le hostess cercano volontari che siano disposti a volare con Air France far tappa a Parigi e ripartire il giorno dopo per Milano.
Alla fine la questione viene risolta e ci imbarchiamo.
Dall'alto sorvoliamo ancora una volta su New York e sulla costa di Long Island e lasciamo gli Stati Uniti alla luce del tramonto.


L'aereo è come all'andata un 767 - 300 dell'America Airlines e anche questa volta siamo riusciti ad avere un posto vicino al finestrino. Abbiamo anche a disposizione l'attacco per il PC, ma alla fine non lo utilizziamo e trascorriamo il tempo leggendo, ascoltando musica dall'mp3 e cercando di dormire almeno un pò.








I più bei quartieri di Manhattan e serata jazz al Lincoln Center

Finalmente stamattina splende un bel sole ..... non ci speravamo più!!
E' la giornata ideale per fare una bella passeggiata tra i più bei quartieri di Manhattan.

Iniziamo con tre quartieri dell'East Side: Union SquareFlatiron District e Gramercy.

Sono luoghi poco pretenziosi, ma di gran lunga più tranquilli, con molti spazi pubblici, bar e ristorantini.

Union Square ha alle spalle un passato ricco di contestazioni politiche e sindacali.
Il nostro itinerario parte dallo Union Square Park,  un piacevole parco circondato da palazzi eleganti ed abitato da numerosi scoiattoli che non temono niente!!
Ci prendiamo un buon cappuccino dalla Petite Abeille e percorriamo la Broadway fino all'incrocio con la 20ma Strada dove svoltiamo in direzione Gramercy Park. Al numero 28 si trova la Theodore Roosevelt's Birthplace, la ricostruzione di quella che fu la casa in cui nacque il ventottesimo presidente degli Stati Uniti. L'edificio è sito di interesse nazionale, è gestito dalla Guardia Nazionale ed ospita cimeli che testimoniano la vita di questo presidente.


Gramercy Park è una piccola ed esclusiva isola verde nel cuore dell'omonimo quartiere. E' un parco privato (per accedervi bisogna avere la chiave) circondato da splendide case in brownstone protette da cancellate in ferro battuto e su cui si affaccia il famoso Gramercy Park Hotel.
Facciamo il giro intorno al parco e ritorniamo sulla Broadway dove, dopo poco, incontriamo il bel profilo del Flatiron Building. L'edificio è straordinario, sia per lo stile che per l'insolita pianta triangolare.
Siamo orami giunti al Madison Square Park, un'altra zona di verde pubblico popolata da diverse statue.

Flatiron Building


Prendiamo la subway e ci spostiamo alla scoperta di altri due quartieri: Greenwich Village e Soho.

Greenwich Village si contraddistingue per la sua attività culturale, sociale ed artistica. E' un quartiere residenziale e, pare, bohemienne, anche se noi non ce ne siamo accorti. Ospita anche la sede della New York University e per questo motivo è popolata da molti giovani.

Non visitiamo l'università ma ci lasciamo tentare da uno dei suoi store dove acquistiamo alcune magliette e felpe. Risaliamo la Broadway fino alla Grace Church, una chiesa in stile neogotico con un alta giglia e belle vetrate interne. E' solita ospitare concerti d'organo e ce n'è uno proprio questa sera, ma noi abbiamo già altri progetti.

Interno di Grace Church


Giriamo nell' 11ma strada east per vedere due case famose, quella di Oscar Wild e la Weatherman House. Dovrebbero essere al numero 18 e 48 ma gli edifici che troviamo in corrispondenza ci lasciano un pò dubbiosi.
Ritorniamo sui nostri passi e, poco dopo Grace Church, vediamo un negozio di scarpe, Zacky's, con diverse Converse strane in vetrina. Decidiamo di andare dentro a vedere visto che dobbiamo prenderne ancora un paio per Mara. E' l'ennesimo negozio del genere che visitiamo....ma è anche quello giusto!! Non ha la collezione Dr. Seuss, ma ci sono le versioni Plaid e altre texture differenti.
L'interno del primo piano luminoso, grazie alle ampie vetrate, ed è molto tecnologico  con schermi lcd appesi al soffitto e musica a palla, ma la merce è disposta in modo molto ordinato su tavoli in legno. Ci sono diverse marche di abbigliamento americano tra cui l' immancabile Lewis. Le Converse sono al piano di sotto, praticamente occupano metà locale! Alla fine ne scegliamo un paio Lo-Top Plaid ed un altro Hi-Top Pop Art.
Anche Marco ne subisce il fascino e alla fine si prende un paio di One Star Lo-Top. Siamo a posto, finalmente siamo esonerati dal visitare i prossimi negozi di calzature che incontreremo, ma le tre paia di scarpe aggiunge alle maglie della NYU sono un bel fardello da portarci dietro per il resto della giornata !!

Soddisfatti dello shopping ci dirigiamo verso la nostra prossima meta percorrendo la Bowery Street fino all'altezza di Houston Street. Da qui ritorniamo verso la Broadway ed entriamo in Soho, il quartiere dello shopping per antonomasia, della moda e dei negozi che fanno tendenza. Qua non c'è che l'imbarazzo della scelta, tra boutique e famose catene, botteghe di oggetti vintage e ambulanti. Gli esercizi commerciali si susseguono l'uno dopo l'altro, ospitati in begli edifici di mattoni costruiti nella seconda metà del 1800.
Uno di questi è il Cable Building , proprio all'incrocio tra Broadway e Houston, realizzato in stile beaux-arts e caratterizzato dalla presenza di finestre ogivali e da due cariatidi poste sull'architrave d'ingresso.
Un tempo sede di una centrale elettrica ora ospita un negozio della catena Crate & Barrel.

Cable Building


Procediamo oltre svoltando in Prince Street per andare a vedere la St. Patrick's Old Cathedral, indicata dalla nostra guida. Questa chiesa era un tempo un importante centro religioso per gli immigrati irlandesi. L'edificio non ci entusiama e non entriamo all'interno, mentre proprio di fronte c'è un piccolo palazzo in mattoni rossi che attrae di più la nostra attenzione.
Ritorniamo sulla Broadway e poco più avanti, incontriamo il meraviglioso Little Singer Building, un altro edificio realizzato in ghisa e mattoni un tempo sede dell'omonima fabbrica di macchine da cucire.

Little Singer Building


Questa parte della Broadway è molto bella dal punto di vista architettonico e ad ogni metro rivela dei particolari interessanti. C'è molto movimento e tanti turisti entrano ed escono dai negozi.
Molti degli esercizi commerciali hanno allestimenti molto particolari, come quello di All Saints, di fronte al Little Singer Building, con alle pareti numerose macchine da cucire.
Sarà anche per la giornata finalmente soleggiata, ma qua è tutto bellissimo.
Ci vorrebbe più tempo per andare alla scoperta delle vie laterali, per passeggiare con calma, senza una meta precisa. Ma la giornata è ancora lunga (e i pacchi degli acquisti pesano) e noi dobbiamo continuare se vogliamo visitare il più possibile.

All Saints in SoHo


All'incrocio con la Broome, vediamo ancora  l'Haughwout Building, quello che fu il primo edificio ad ospitare un ascensore a vapore. Ha belle facciate con finestre ad arco sorrette da colonne e un antico orologio in ferro. Viene considerato il più bel edificio in ghisa di New York e, in effetti, ha una bella linea molto pulita ed elegante.

Poco più avanti c'è lo store Yellow Rat Bastard, uno di quelli che ci eravamo segnati per l'acquisto delle Converse. Nonostante il proposito di non entrare più in un negozio di calzature, Marco mi abbandona all'entrata con zaino e pacchetti ed entra a vedere.
Dopo un quarto d'ora di attesa comincio a preoccuparmi ....chissà cosa starà acquistando ....
Alla fine quando esce mi rassicura sul fatto che non ci sono Converse particolari, ma, invece, ci sono un sacco di magliette strane ed originali (fatevi un giro sul sito per rendervene conto). Lui è tutto orgoglioso di aver acquistato una t-shirt di Hello Kitty per Giada. Gli faccio notare che il disegno è natalizio, ma la cosa non lo sconvolge!

Ritorniamo indietro lungo la Broadway e giriamo all'altezza della Houston in direzione est entrando in un nuovo quartiere: il Lower East Side. Il panorama urbano cambia, non ci sono più i bei palazzoni in ghisa, ma edifici in arenaria rossa alti fino a dieci piani. Anche i turisti sono diminuiti, gli unici che vediamo sono in coda da Katz's Deli, il locale reso celebre da Meg Ryan nel film Harry ti presento Sally.
Sarebbe stato il posto ideale per il nostro pranzo, ma c'è troppo da aspettare, così tiriamo avanti vedendo da lontano la sagoma candida, regolare e squadrata del New Museum of Contemporary Art.


La nostra prossima meta e, forse, il luogo per il pranzo è l'Essex Street Market, un bel mercato coperto con negozi di frutta e verdura, drogherie, macellerie e piccoli locali di alimentari che vendono prodotti etnici e particolari. C'è ogni ben di Dio ... pasta italiana, pane francese.... praticamente c'è cibo da tutto il mondo!
Contavamo di mangiare all'Essex Restaurant ma è aperto solo a cena così ripieghiamo su un vicino Mc Donald visto che in giro non c'è altro che ci ispira ed è già tardi!!

Un negozio dell'Essex Street Market


Terminato il nostro hamburger americano ci infiliamo nella metro, prima sulla linea F poi sulla B fino a Columbus Circle da dove prendiamo il treno 1 che ci porta ad Harlem.
Abbiamo fatto tutta questa strada per venire a dare un'occhiata alla cattedrale St.John the Divine, il più grande edificio religioso degli Stati Uniti (non ancora del tutto terminato). E' realizzata secondo diversi stili architettonici, anche se è il neogotico a prevalere.
Se tutto in America è Big, St.John the Divine ne è un esempio.
Immensa è dire poco e te ne accorgi appena entri dentro.La alta navata centrale è interminabile e su di essa si affacciano sette cappelle. Da un lato c'è anche il Poets Corner per commemorare i più famosi scrittori americani.

St.John the Divine


Dopo aver visitato i vari ambienti usciamo per recarci alla Riverside Church. Siamo nel quartiere Morningside Heights, territorio della Columbia University, che qui ha la sua sede.
Noi ne attraversiamo il cortile principale percorrendo il College Walk da dove si potrebbe vedere la statua dell'Alma Mater, non fosse che davanti alla Low Library ci sono diversi grandi gazebo bianchi. Nonostante sia un luogo tranquillo rispetto al mondo esterno del quartiere, ci sono molti studenti che si aggirano tra gli edifici, che leggono un libro o partecipano a gruppi seduti sul prato... propio come si vede nei telefilm americani!!

Ci lasciamo alle spalle quello che è uno degli atenei più autorevoli al mondo e giungiamo alla Riverside Church. Quello che ci troviamo davanti è un bell'edificio gotico con un alta torre di 115 metri. Purtroppo lo troviamo chiuso...peccato, in questa magnifica giornata sarebbe stato bello salire fino alla sua piattaforma per vedere il panorama da quella parte di Manhattan!!

L'ultima tappa del nostro percorso è il S.Grant National Memorial, conosciuto come Grant's Tomb, la tomba del generale Grant, eroe della guerra di Seccessione e presidente degli Stati Uniti. Si tratta di un grande mausoleo costruito in granito bianco. L'ingresso è anticipato da una larga scala e da un portico con colonnato. L'edificio, a pianta quadrata, è sormontato da un alta cupola.
Ne visitiamo l'interno che, oltre a contenere le spoglie di Grant e sua moglie, ospita alcuni cimeli appartenuti a questo personaggio storico.

Grant's Tomb


L'itinerario di oggi è completato e non ci resta che tornare in hotel per prepararci alla serata.
Anzichè tornare sui nostri passi per raggiungere la precedente fermata della subway decidiamo di raggiungere la successiva. all'incrocio tra la 125ma St. e Broadway e ..... a sorpresa scopriamo che è sopraelevata!!
Inizialmente la metropolitana di New York correva in superficie e questo è uno dei tratti che è rimasto attivo.
Fa un certo effetto raggiungerla salendo in su anzichè scendere sotto terra.
A questo punto ci viene in mente l'articolo letto poco prima di partire che parlava della realizzazione si un parco, l'Hight Line, sul vecchio percorso della metro nel Lower East Side. Molto probabilmente non avremo tempo di andarlo a vedere, ma è sicuramente adatto a chi cerca qualcosa di insolito.

Mezz'ora di viaggio per attraversare Manhattan e siamo in Tribeca. Una doccia veloce e siamo pronti per il programma serale che ci vedrà spettatori ad un concerto jazz al Lincoln Center.
Dobbiamo però essere lì almeno un'ora prima perchè i posti a disposizione sono pochissimi.
Quindi ....ennesima corsa con la subway che ci deposita a Columbus Circle.
Ci compriamo un bagel con formaggio (Filadelphia !!) e del the freddo e passeggiamo fino alla Josie Robertson Plaza, il centro di questo grande complesso culturale che comprende decine di sale per spettacoli, la Metropolitan Opera House e il New York State Theatre.
Nella fretta di partire abbiamo dimenticato il nome della sala dove si terrà il concerto, per cui chiediamo informazioni ad usciere che ci dice che non sono previsti spettacoli jazz per quel giorno.
Siamo un pò confusi ...possibile che sia stato annullato all'ultimo minuto?
Riproviamo rivolgendoci ad un poliziotto che (grande!) ci dà subito tutte le infomazioni che ci servono.

Varchiamo così la soglia del David Rubenstein Atrium in tempo per riservarci un tavolo, appena lasciato libero da una coppia di italiani, che, più tardi, condivideremo con due americane. Ordiniamo da bere e attendiamo l'inizio dello spettacolo guardandoci un pò in giro. La sala non è molto grande, ci sono una trentina di tavolini per lo più occupati da persone anziane, un'area biglietti dove di giorno è possibile prenotare il tuor di vista per il Lincoln Center, e un modesto bar con bancone. Le pareti sono bianche e si contraddistinguono per la presenza di due giardini verticali, i primi che vediamo all'interno di una abitazione. Al centro della stanza, a ridosso di una parete e sotto un grande schermo, è già stato preparato un pianoforte. Al di là degli spettacoli che ospita è comunque un logo piacevole dove riposarsi e bere qualcosa o navigare nel web gratuitamente come sta facendo il nostro vicino per "ammazzare" il tempo.

Finalmete arriva l'inizio dello spettacolo, le luci si abbassano, le voci si zittiscono e viene annunciata l'artista protagonista della serata: Judi Carmichael, pianista e vocalist jazz.
La serata si preannuncia frizzante fin dai primi interventi. Judi è un artista simpatica che riesce ad intrattenere il pubblico oltre che con le sue eccellenti qualità musicali, anche con battute spiritose sulla sua vita, le sue esperienze all'estero, sui new yorkesi e sui musicisti che l'accompagnano nella serata.
Il New York Times l'ha definita "stupefacente, impeccabile e coinvolgente" ... come dargli torto
E' eccezionale ... molto più di quello che ci eravamo immaginati.
Peccato che lo spettacolo finisca presto, troppo presto. E' talmente brava e simpatica che staresti delle ore a sentirla!!

Judi Carmichael at David Rubenstein Atrium


Usciamo dal David Rubenstein Atrium inebriati e torniamo in hotel fermandoci a prendere una porzione di pizza da un locale vicino al nostro Duane Street Hotel Tribeca e la consumiamo mentre organizziamo la giornata successiva, l'ultima, ahi noi!, prima del ritorno a casa.

Alla scoperta del Met e panorama notturno sul Top of the Rock

Anche oggi ci svegliamo con un tempo uggioso e grigio, forse l'ultimo, secondo le previsioni meteorologiche che segnalano bel tempo a partire da domani.
Ne approfittiamo, allora, per visitare un altro museo, tra quelli che avevamo già previsto di vedere perchè inclusi nella CityPass.
Si tratta del Metropolitan Museum of Art, meglio conosciuto come Met.
Questo museo è uno dei importanti musei del mondo, con una collezione di oggetti ed opere d'arte vastissima.
La sua sede principale si trova nel Upper East Side, di fianco a Central Park, in un maestoso edificio lungo quello che viene definito il Museum Mile, ossia il Miglio dei Musei.
Non tutti i turisti sanno però che il Met ha anche una sede distaccata, detta Cloister, situata piuttosto lontano dal centro, nel quartiere Inwood, vicino all'estremitù nord di Manhattan.

I nostri biglietti prevedono l'ingresso gratuito sia al Met che ai Cloister per visite effettuate nella stessa giornata e noi abbiamo intenzione di sfruttarli fino in fondo.
Così alle 8.30 prendiamo la linea A express della metropolitana e in circa quaranta minuti siamo all'incrocio tra la Fort Washington Avenue e la 190ma strada, praticamente di fronte al Fort Tyron Park, un bel parco fiorito che ospita al suo interno l'edificio del museo.
Il motivo per cui abbiamo scelto di visitare questa succursale del Met e di non limitarci, come molti turisti, a vedere solo la sede principale, è proprio la sua posizione e l'atipicità del luogo.
Il nome Cloisters, chiostri in italiano,  sta infatti ad indicare l'edificio che ospita il museo, una ricostruzione degli anni '30 che richiama i tipici edifici conventuali europei e che incorpora al suo interno pezzi originali di antichi monasteri spagnoli e francesi.
Il luogo è sorprendentemente affascinante, su una piccola collina al centro del parco che si affaccia sulle sponde del fiume Hudson.

Un Chiostro


Peccato per la pioggia che ha ricominciato a cadere fine, sarebbe piacevole fare una passeggiata intorno.
Arriviamo praticamente all'ora di apertura, siamo i primi visitatori e abbiamo le sale tutte per noi!
Alla biglietteria ci viene consegnata una spilla che ci servirà più tardi per entrare senza fare code al Met.
Le esposizioni dei Cloisters riguardano, ovviamente, l'arte medioevale. Nelle varie sale possiamo ammirare arazzi, affreschi, opere per lo più di carattere religioso.
L'ambientzione è favolosa, passaggi ad archi, gallerie in pietra, una cappella romana e cinque diversi chostri, tra cui uno che già conosciamo: quello di Saint-Michel de Cuxa.
E' incredibile come abbiamo fatto a trasportare qua interi pezzi di chiese e ci viene da chiedere "A che pro? Non stavano meglio dove erano?".
Intanto, però, l'effetto è magnifico e sembra di essere in qualche parte della Francia anzichè nella caotica Manhattan!!
Fa parte del museo anche un orto dove è possibile vedere diverse varietà di fiori ed erbe officinali.
Nonostante le opere d'arte in sè non risveglino in noi particolare interesse (forse perchè arrivando dall'Europa siamo abituati a ben altro) l'insieme rimane comunque molto suggestivo, adatto a chi è alla ricerca di qualcosa di alternativo da visitare.

Usciti di lì, riattraversiamo parte del parco fermandoci di tanto in tanto a fotografare gli immancabili scoiattoli, e riprendiamo la metropolitana scendendo all'altezza dell'American Museum of Natural History.
E' nostra intenzione attraversare Central Park per arrivare al Metropolitan Museum da dietro.
Non sappiamo se è semplice imbranataggine nostra, ma notiamo che orientarci in questo grande parco new yorkese non è per niente semplice! Non ci sono cartine sui sentieri (o almeno noi non ne abbiamo viste) e neppure indicazioni che rimandino all'East Side.
Alla fine riusciamo a raggiungere il Met, proprio quando temevamo di girare a vuoto.
Mangiamo un ottimo hot-dog ad un banchetto di fronte all'edifio e poi ci buttiamo nella calca di turisti che affolla il museo.
Passiamo il solito rigoroso controllo degli zaini (che poi posiamo nel guardaroba) e, grazie alla nostra spilla, entriamo senza neanche un secondo di attesa.
Il Museo è enorme, impossibile, quindi, visitarlo interamente in un'unica giornata senza rischiare un overdose di arte.

Tempio Dendur


Si sviluppa,infatti, su due piani e comprende circa ventotto collezioni permanti e almeno dieci temporanee ed espone opere di differenti periodi storici e provenienti da numerose culture diverse.
Per goderne appieno è meglio selezionarne alcune e vedere bene quelle.
Noi, cartina alla mano, abbiamo scelto, prima di tutto, di vedere la sezione riguardante le Pitture Europee del IX secolo posta al secondo piano.
La collezione è molto vasta e comprende moltissimi quadri, soprattutto francesi, di pittori del Romanticismo e dell'Impressionismo. Intere sale sono dedicate ai nostri artisti preferiti: Degas, Monet, Van Gogh, Cezanne, Gaugin. Come al solito è emozionante rivedere dal vivo opere che fino a quel momento avevamo visto solo sui libri d'arte. I turisti che si ggirano tra le sale sono molti, ma il museo è talmente vasto che si può stare tranquillamente a tu per tu con gli "Iris" di Van Gogh almeno per qualche minuto.
Terminata questa collezione passiamo ad ammirare le Pitture Europee, che includono, tra gli altri, dipinti di Mantegna, Rubens, Tiepolo e Rembrandt.
Sempre al secondo piano, visitiamo la galleria dedicata all'Arte Asiatica con opere, soprattutto statue, provenienti da India, Nepal, Tibet ed Indonesia ed entriamo nell' insolita e particolare sala dedicata agli Strumenti Musicali. Qui, in una piccola camera, è ospitato un certo numero di strumenti antichi e rari provenienti da diverse regioni del mondo.
Completiamo la nostra visita al secondo piano attraverando la sala dell'Arte Cinese, per ammirare l'Astor Court, un giardino ricreato su modello di un giardino presente nella città di Suzhou. Tutto è perfettamente curato, pulito e silenzioso. L'accuratezza della riproduzione è sorprendente.
A questo punto scendiamo al piano terra dove, tra le numerose collezioni presenti, ci teniamo a vedere quella dedicata agli Egizi.
In quel momento è la zona più affollata anche perchè si trova subito dopo l'ingresso ed il primo posto in cui i visitatori vanno.
La sezione è stata allestita in grande stile con alte statue e moltissimi reperti.
E' sicuramente una collezione molto interessante, ma, secondo noi, non batte quella dell'American Museum of Natural History, dove l'atmosfera è molto particolare.
Grandiosa, comunque, è la ricostruzione del Tempio di Dendur posta in una luminosa sala la cui vetrata si affaccia direttamente su Central Park.
A questo punto la stanchezza comincia a farsi sentire, ma è un peccato uscire così senza dare un'occhiata alle altre collezioni. Decidiamo allora di fare un giro per le sale soffermandoci sui pezzi che attraggono di più la nostra attenzione.
Il museo è veramente stupendo, gli spazi sono più ampi di quando ci eravamo immaginati e l'ambientazione delle varie collezioni è curata fin nei minimi particolari.
Ha però un lato negativo. Il percorso lungo le sale non è così immediato e tra una collezione e l'altra non è sempre semplice tornare all'ambiente principale. Per di più la mappa che viene fornita non è molto esplicativa, riporta le sezioni, ma la numerazione delle singole sale (a differenza del MoMa) per cui ... ci si perde facilmente. Fortunatamente si trova sempre qualcuno del servizio di sicurezza pronto ad aiutare i poveri smarriti!!

Usciti dal Met verso le 15.30 incredibile .....fa capolino un pò si sole!!
Decidiamo di trascorrere le ore rimanenti del pomeriggio sulla 5th Avenue per fare un pò di shopping.
La nostra prima meta è Fao Schwarz, un'immenso negozio di giocattoli nonchè il sogno per ogni bambino.
E' letteralmente un paese delle meraviglie con peluches giganteschi, automobiline, abiti per trasformarsi in pricipesse, Uomo Ragno, Harry Potter ....
C'è persino un angolo dedicato ai Muppets dove Marco va in visibilio!!
Meraviglioso! E' pieno di suoni e colori! Meno male che non ci sono le bambine .... ci lascerebbero il cuore!!
Peccato che, in tutto questa moltitudine di giocattoli non riesca a trovare quello che sto cercando: un misero modellino di tir americano. La misura più piccola è un 50 x 30 che neanche riesco a far stare in valigia!!

Fao Schwarz


Usciamo di lì ed entriamo nel vicino Apple Store, regno incontrastato dell'elettronica.
La sua entrata si riconosce da lontano visto che vi si accede da una struttura quadrata in vetro e metallo che porta il conosciuto logo della mela.
Ovviamente c'è un grande via vai. Il negozio è un grande open space allestito con lunghi tavoli dove sono in esposizione i prodotti Apple completamente a disposizione dei clienti che li possono provare prima dell'acquisto. Avvicinarsi non è semplice, vista la ressa, ma alla fine proviamo un'iphone, più per curiosità che per effettivo interesse.

Dopo l'Apple Store è la volta di Bloomingdale's la storica meta dello shopping newyorkese.
Appena si entra si viene subito investiti da un mix fortissimo di profumi e decine di commesse che tentano di farti provare l'ultima essenza e la crema rivoluzionaria del momento. Le dribbliamo e ci dirigiamo nei reparti di abbigliamento dove si possono trovare anche abiti di stilisti a prezzi ridotti rispetto all'Italia.
Ci saremmo aspettati più confusione, invece, il negozio, immenso, è piuttosto tranquillo.
Marco, però, lo reputa troppo snob per fare acquisti e così ci lasciamo riprendiamo la 5th Avenue che percorriamo per un breve tratto e poi cn la metropolitana ci spostiamo in Times Square.
Siamo sempre alla ricerca di alcune Converse della collezione Doctor Seuss per cui entriamo praticamente in tutti i negozi di articoli sportivi o scarpe che incontriamo sul nostro percorso fino a giungere alla nostra successiva meta Macy's.
Questo è un altro dei mitici grandi magazzini newyorkesi. C'è in pò di tutto in ventita: abbigliamento, calzature, casalinghi, prodotti di bellezza ...
Qui, a differenza di Bloomingdale's c'è parecchia gente che gira ed acquista.
Anche qui le mille note di profumi ci stordiscono, mentre cerchiamo di ignorare le numerose commesse che cercano di farci provare i loro prodotti.
Come già abbiamo potuto notare nel negozio di Boston, da Macy's la merce è esposta in modo molto confuso e non è semplice trovare quello che si desidera. Alla fine comunque compriamo alcune polo di Ralph Laurent, diversi pezzi di Hilfinger e di Lewis, tutte marche che qui vengono vendute a dei prezzi molto convenienti.
La commessa che ci serve alla cassa, un'afroamericana un pò fuori di testa, ci consiglia di lasciare la merce lì e di andare al banco informazioni per farsi fare la Visitors Card, una carta che da diritto al 10% di sconto sugli acquisti. Riattraversiamo mezzo magazzino, superiamo in apnea il reparto profumi e dopo aver chiesto informazioni riusciamo a trovare il banco. A differenza della carta che ci hanno fatto a Boston e che durava solo 3 gioni, questa ha validità mesi.
Ritorniamo a pagare i nostri acquisti e poi usciamo.
A poca distanza da lì c'è un Foot Locker che non abbiamo ancora visitato. Siamo sempre alla ricerca delle Converse, magari questo è il negozio giusto.
Ed infatti ...non troviamo la collezione Dr.Seuss, ma ci sono quelle "I love" che Giada aveva inserito nella sua wishlist. Le prendiamo subito, anche se di un numero più grande. Nel reparto vicino, poi, scoviamo quelle a forma di coccinella perfette per la piccola Matilde che nascerà a breve .... perfetto! Dopo tanto girare finalmente qualcosa abbiamo trovato!!
Ormai è tardi per andare al Pier83 e fare la crociera al tramonto, così cerchiamo un posto per mangiare cena prima di andare al Duane Street a posare i nostri pacchetti.
Propongo un Deli sulla 6th Avenue: il posto mi sembra pulito e ci sono i tavolini per mangiare. Marco acconsente ed entriamo. E' gestito da cinesi e i piatti hanno un impronta molto orientale. Paghiamo un forfait che comprende una lattina e sei differenti pietanze. Noi però ci limitiamo a due, più che altro perchè le verdure non ci ispirano e prendere pollo o riso cucinato in modi differenti ci pare un pò ridicolo. Ci guardano strano, ci dicono che abbiamo preso troppo poco cibo e, nonostante li rassicuriamo, parlottano nella loro lingua e ridacchiano. Già i cinesi non mi stanno molto simpatici, se fanno anche così .... Ci aggiungiamo un dolce (americano), che si paga a parte e poi consumiamo in fretta la nostra cena.

Tornati in hotel ci riposiamo un attimo e poi riprendiamo la metro per andare al Rockfeller Center e salire al Top of the Rock.
Quando a casa abbiamo programmato le attrazioni da vedere a New York, avevamo scartato l'ipotesi di salire su questa celebre terrazza, preferendole quella dell'Empire State Building. Poi, dopo aver sentito le opinioni di diversi viaggiatori di ritorno da New York, abbiamo deciso che ci saremmo andati se avessimo trovato il tempo e se una volta lì ci fosse venuta voglia di fare anche quest'esperienza.
Che cosa ci ha fatto cambiare idea?
Prima di tutto il fatto di aver avuto così tante giornate brutte e grigie. Ci serviva vedere qualcosa che ci tirasse un pò su il morale e la vista di New York di notte e dei suoi grattacieli illuminati è quello che ci vuole!
Il prezzo dei biglietti (21 dollari) è un pò esoso, ma, alla fine, ne vale la pena.

Appena entrati veniamo subito accolti ed indirizzati alle casse.
L'ambiente è ampio ed elegante. All'ingresso ci colpisce prima di tutto il meraviglioso lampadario realizzato da Svarovsky.

Panorama dal Top of the Rock


Il percorso è segnato da un tappeto rosso ed è chiuso da cordoni. Non c'è coda in quel momento. Facciamo i biglietti, poi seguiamo un nuovo tracciato che ci porta davanti ad un grande schermo dove si proietta un video che racconta la storia del grattacielo, facciamo la solita foto di rito per immortalare l'evento e finalmente ci accompagnano all'ascensore che ci porterà su su fino al settantesimo piano.
Sono le 10.30 e non c'è molta molta gente.
L'ascensore è già di per sè uno spettacolo, sia per la velocità con cui sale, sia per i suoni e le luci che vengono proiettate al suo interno.  Il tetto, poi, è trasperente ed alzando gli occhi si vede la meta che si avvicina velocemente. Insomma ...una vera americanata!!
Il panorama è stupendo, tutto intorno si vedo i grattacieli di Manhattan illuminati tra cui spicca, fiero, l'Empire State Building. La terrazza del Top of the Rock non è del tutto lineare ed è composta da due livelli. Il primo ha due grandi balconi protetti da alti vetri e separati tra di loro da un salotto interno dove è possibile comunque avere una buona visuale. Ovviamente la presenza delle vetrate non rende molto facile lo scatto delle fotografie nonostante tra una e l'altra ci sia un piccolo spazio. E' senz'altro meglio salire al livello successivo protetto solo da ringhiere.
Guardare questa città dall'alto è veramente emozionante. E' incredibile come sappia trasformarsi ad ogni attimo, come appia diversa a seconda dell'angolatura da cui la osservi.
Ci soffermiamo per un sacco di tempo, godendoci il panorama e facendo molte foto. L'aria è fresca, ma piacevole. Decidiamo di scendere quando arriva una comitiva piuttosto rumorosa.
Quasi quasi ci pentiamo di non aver acquistato da casa il Combo Ticket Sunrise Sunset che da diritto a salire due volte, di giorno e di sera.
Scendiamo utilizzando di nuovo l'incredibile ascensore veloce scortati dagli onnipresenti controllori.
La nostra visita termina nello shop dove si trovano i soliti souvenir a tema.
Non prendiamo niente, abbiamo già dato alla Statua della Libertà ed a Ellis Island.
Usciamo lasciandoci alle spalle lo sfarzo del Rockfeller Center e ci dirigiamo verso la subway passando lungo la 47ma strada, cuore del Diamond District. Qui c'è praticamente una fila interminabile di negozi e botteghe che vendono solo diamanti. Purtroppo sono chiusi e le vetrine oscurate. Marco, ovviamente, tira un sospiro di sollievo e mentalmente se lo segna come luogo da evitare nei prossimi giorni ...
Ormai siamo arrivati alla metro, prendiamo il primo treno che ci porta stanchi, ma soddisfatti all'hotel.

Duane Street di New York

Il Duane Street è un quattro stelle situato nel quartiere Tribeca nella zona meridionale dell'isola di Manhattan a New York. Questa è una zona tranquilla, vicina alla commerciale e modaiola Soho e al Financial District, piena di loft ricavati da edifici industriali recuperati, da ristoranti, negozi e gallerie d'arte.
Pur essendo piuttosto lontano da Central Park e da Times Square, è molto comodo alle fermate delle linee metropolitane e in dieci minuti si arriva praticamente a quasi tutte le principali attrazioni dell'isola.


La scelta dell'hotel a New York ha richiesto molte riflessioni ed essendo la nostra prima volta lì ci siamo fatti consigliare da alcuni conoscenti che ci vanno almeno una volta all'anno.
Oltre al budget a disposizione abbiamo tenuto conto prima di tutto della posizione.
Alcuni amici nella loro prima ed ultima visita nella Big Apple avevano optato per una soluzione più conveniente presso un hotel nel Queens, ma alla fine ci hanno perso nel tempo richiesto per lo spostamento e nel trasporto in taxi.
Noi, quindi, siamo già partiti convinti si soggiornare a Manhattan.
Ma Manhattan è grande.... quale quartiere era da preferire?
La risposta è stata: il più comodo alla metro (mezzo con cui ci saremmo spostati).
Così dopo aver vagliato le migliori offerte utilizzando il sito Trivago abbiamo optato per il Duane Street, vicino a due fermate della metropolitana, e comodo per raggiungere a piedi Battery Park, la punta meridionale dell'isola e il molo da dove partono i ferry per Staten Island e Liberty Island.
Abbiamo optato per la prenotazione online con booking.com al prezzo di 159 dollari a notte.



Ingresso

Una volta arrivati alla Penn Station di New York, dopo la nostra visita a Boston, abbiamo raggiunto l'hotel direttamente tramite linea metropolitana. Giusto cinque minuti a piedi, infatti, separano la stazione di Chamber Street con il Duane Street Tribeca Hotel. Arrivati nei pressi del palazzo rimaniamo un attimo interdetti perchè le vetrate che dovrebbero essere quelle del suo celebre ristorante ospitato al primo piano sono completamente tappezzate di giornali!

Ci assale subito il dubbio che sia chiuso per lavori per cui con ansia giriamo l'angolo dell'edificio e scopriamo che la porta di ingresso è fortunatamente sgombra.
Entriamo ancora un pò titubanti in quello che doveva essere un piccolo corridoio d'ingresso e che è stato trasformato in una ristretta reception.

Qui veniamo accolti con cortesia professionale da un impiegato che ci spiega che sono in corso lavori di ristrutturazione al pian terreno.

Visto che ci siamo scambiati email di conferma prenotazione solo pochi giorni prima sarebbe stato cortese saperlo in anticipo. Fortunatamente non abbiamo scelto la colazione inclusa nel prezzo altrimenti sarebbe stato difficile usufruirne! Il check in avviene in modo rapido (grazie alla prenotazione online) e dopo aver ricevuto le chiavi elettroniche saliamo al piano della nostra camera con valigie al seguito (non esiste servizio di facchinaggio).

Da notare che l'intera struttura è climatizzata ad eccezione dell'ascensore, dove però viene trasmessa 24 ore su 24 musica ad alto volume che spesso si sente anche dalla camera!.
I corridoi dei piani sono a dir poco claustrofobici, ci si passa a stento in due e hanno pareti e porte dello stesso colore. Sembra di stare in un bunker!!

Noi abbiamo prenotato una camera king size, come ci era stato consigliato, visto che spesso le stanze sono molto piccole, ma quando apriamo la porta della nostra ci viene quasi il dubbio che ci sia stato un errore.... è tutto molto stretto!!

Gli arredamenti sono come quelli delle foto sul sito ufficiale, solo, ovviamente, un pò più consumati.
Forse per un 4 stelle ci saremmo aspettati un arredamento un pò più curato.

Letto King Size
 Marco appena vede i mobili esclama: "Potevano almeno prenderli all'IKEA!!".
Io aggiungerò più avanti "Potevano almeno comprarli con gli angoli smussati!!"
La stanza ha un piccolo corridoio dove c'è l'ingresso al bagno e la camera da letto con letto matrimoniale da un lato e mobile scrivania e piccolissimo armadio dall'altro lato.
Non c'è spazio per nient'altro!

Se penso che a parità di stelle a Boston avevamo una camera grande più del doppio!!

Mobile-scrivania

Primo problema è dove sistemare la valigia. Nonostante ci sia l'apposito cavalletto non c'è uno spazio adatto che non ostruisca il passaggio. Alla fine optiamo per il corridoio, davanti allo specchio a figura intera, mentre sistemiamo il bagaglio a mano sotto la scrivania.
Quasi inutilizzabile l'armadio, ampio più o meno 40 cm e occupato per la metà da asse da stiro, ferro e cassaforte (adatta per ospitare anche un notebook).

Mini armadio

Nel mobile scrivania sono presenti alcuni cassetti utili per riporre maglie e t-shirt.
Piccolo anche il bagno cieco con un lavandino, il wc e la doccia.
La scelta del rivestimento, grigio cemento ruvido, lo fa sembrare sempre sporco e poco piacevole.
La doccia è solo parzialmente chiusa da vetro, per cui gli spruzzi alla fine bagnano anche tutto intorno.

Bagno

Purtroppo il soffione è posto direttamente sul soffitto, non è regolabile, percui il flusso dell'acqua è un pò troppo flebile (soprattutto se non si è un gigante!).
Ottimo il set di cortesia con diversi prodotti per l'igiene che vengono giornalmente integrati e disponibile un asciugacapelli.
Poco puntuale, invece, il cambio asciugamani, un solo accappatoio presente e mancante un tappetino (utile per poggiare i piedi dopo la doccia e per arginare l'allagamento).
Da notare viste le dimensioni, nel bagno può starci solo una persona per volta.

Tra i servizi presenti in camera c'è il telefono, una radio con lettore CD e mp3, la tv satellitare a schermo piatto con la possibilità di vedere programmi in payper view.
Compresa nel prezzo anche la connessione wifi con accesso tramite codice da richiedere in reception.
Comodo anche il materasso, nè troppo rigido nè troppo molle, e notevole la quantità di cuscini a disposizione (che non sapevamo mai dove mettere!!)

Nella camera è presente una finestra con vetri doppi e tende a rullo oscuranti con vista su Church Street.
Come ho già detto la zona è piuttosto tranquilla e non molto trafficata e i rumori della strada non si sentono affatto, mentre la stanza non è molto insonororizzata per quanto riguardo gli interni perche si sentivano spesso rumori dal corridoio, dalla ascensore e dalle camere vicine.

Le porte, poi, non hanno un sistema bloccante, per cui regolarmente si sentivano sbattere.
Altro lato negativo è l'impianto di condizionamento (onnipresente negli Stati Uniti). Pur essendo regolabile, le bocchette di aerazione si trovano sul soffitto sopra il letto (che occupava gran parte della camera) per cui oltre che essere poco silenziosa, risulta anche fastidiosa.
Alla fine noi la tenevamo accesa quando eravamo via e la spegnavano al ritorno, perchè anche al minimo non si riusciva a sopportare.

Adeguata, ma non eccezionale la pulizia, anche perchè in questi spazi e con le nostre cose in giro .... fortunatamente non c'era l'odiata moquette.

Un altro aspetto negativo è l'assenza del minibar.
Soprattutto d'estate avere l'acqua fresca è piacevole.

Non abbiamo usufruito del servizio in camera, anche perchè abbiamo avuto l'impressione che schiodare il personale dalla reception fosse estremamente difficile.
Le poche volte che ci è servito qualcosa facevamo prima scendendo giù a chiedere.

L'aspetto dell'edificio che ospita l'hotel è buono. Si tratta di un palazzo ristrutturato da non molto tempo, ricavato probabilmente da magazzini e privo di balconi.
Molto sacrificata la reception, con personale cortese, ma che certo non faceva del suo meglio per mettere a proprio agio i clienti.
Mi è parso più di soggiornare in un condominio con portineria che in un hotel a quattro stelle anche perchè, nonostante ci fosseto altri ospiti (si sentivano) raramente li abbiamo incrociati..
La reception, sempre aperta, mi è parsa comunque ben organizzata, le nostre operazioni di check-in e check-out sono state rapide e l'ultimo giorno ci è stata messa a disposizione il deposito bagaglio dove lasciare le nostre valigie mentre passeggiavamo per New York prima del nostro volo.
Accanto alla reception, in un piccolissimo stanzino c'è una postazione PC con accesso internet e stampante a disposizione gratuita degi ospiti.
Su un tavolino ci sono alcune riviste gratuite, cartine e pubblicità di spettacoli.
Compreso nel prezzo c'è anche la possibilità di prequentare la palestra, sita in un edificio vicino. Noi non ne abbiamo usufruito ...già ci bastavano le camminate su e giù per Manhattan!

Come ho già detto la posizione, sebbene non centrale, è otttima grazie ai collegamenti via bus o via metro.
Nei dintorni ci sono molti ristoranti, sia eleganti che non, pizzerie da asporto (domino era sotto la nostra finestra), gastronomie e parafarmacie che qui hanno le funzioni di drogheria e vi si trova di tutto. Nel vicino quartiere di Soho, si trovano i negozi più alla moda e le boutique di classe.

In definitiva nonostante le pecche è un discreto hotel dove soggiornare, per la tranquillità e la comodità della posizione.
Trovo eccessive le quattro stelle, ma bisognerebbe rapportare i servizi con altre strutture dello stesso tipo a Manhattan.
Forse oltre che nell'aspetto della camera mi sarei aspettata di più per quanto riguarda l'assistenza al cliente. Noi, a parte il portarci le valigie all'angolo della strada alla nostra partenza, non abbiamo avuto altro!!

Deludente il servizio post soggiorno.
A differenza di altre strutture in cui abbiamo soggiornato e del Battery Wharf di Boston in cui siamo stati durante questo viaggio, non abbiamo ricevuto comunicazioni da Duane Street riguardo il nostro grado di soddisfazione.
 

Bye Bye Boston .... Hi New York City !!!

E' con grande malinconia che stamattina lasciamo la splendida città di Boston che ci ha ospitati per questi cinque giorni.
E' stata un'esperienza bellissima, abbiamo incontrato gente simpatica e molto disponibile e speriamo un giorno di poterci ritornare.
Abbandoniamo con dispiacere anche l'elegante hotel in cui abbiamo soggiornato .... chissà se riusciremo a provare un comfort di così alto livello in giro per il mondo.

Dopo il checkout, estremamente rapido, visto che avevamo già pagato al momento della prenotazione online, prendiamo un taxi che in una decina di minuti ci porta alla stazione di South Station dove alle 9.00 abbiamo il treno dell' Amtrak per New York.
Arriva in perfetto orario e quando saliamo ci è impossibile non fare paragoni con i nostri servizi ferroviari.
Nonostante non sia un treno veloce, le poltone sono molto comode, c'è spazio tra una fina e l'altra di sedili e c'è spazio anche per le valigie più voluminose.
Il tragitto dura più di quattro ore ed abbiamo così il tempo di riposarci, leggere, ma anche di vedere il paesaggio dal finestrino...La costa sembra molto bella, peccato non aver abbastanza tempo per percorrerla in auto!!

Verso le 14.00 siamo alla stazione di Penn Station a New York. Il primo impatto non è molto positivo. Non siamo abituati a tutto questo movimento, a gente che si sposta velocemente. Nel New England era tutto più ...take it easy!!

Facciamo l'abbonamento per la metro con durata sette giorni e poi prendiamo il primo treno sulla linea 2 che ci conduce all'altezza di Chamber Street a poca distanza dal nostro hotel: il Duane Street Tribeca.
Abbiamo un attimo di perplessità, visto che la vetrina è ricoperta da giornali e pare in ristrutturazione, ma quando entriamo nella hall ( più che altro un corridoio) scopriamo che stanno risistemando solo il ristorante.
Facciamo il checkin molto velocemente e poi prendiamo possesso della camera.



Una volta sistemati usciamo dirigendoci verso Rockfeller Park da dove, costeggiando l'Hudson, scendiamo fino a Battery Park. La giornata è grigia, ma l'afa è insopportabile!!
Ritorniamo indietro attraverso la Brodway Avenue fermandoci a cenare presso un Deli.
Sono le 18.30 e ci accontentiamo di un pezzo di pizza, poi rientriamo in hotel per riposarci in previsione della giornata di domani

Faimont Battery Wharf di Boston

Il Fairmont Battery Wharf  è un quattro stelle che si affaccia sulla baia di Boston proprio all'altezza del dock Battery Wharf. E' situato in una posizione tranquilla, a circa 5 minuti dal Central Wharf e a 10 dal famoso Quincy Market.

Perchè scegliere un hotel a quattro stelle in quella che è forse la città più elegante degli Stati Uniti?

In realtà non siamo noi che lo abbiamo scelto, ma è lui che ha scelto noi.
Quando eravamo alla ricerca di un hotel, Marco era stato molto impressionato dalle fotografie esterne dell'hotel e dal fatto che si affaccia sulla baia, ma i prezzi piuttosto alti non erano alla nostra portata.
Così avevamo prenotato con booking.com un'altra struttura di livello inferiore.
Dopo qualche mese, però, riguardando su Trivago la comparazione degli hotel su Boston ho notato che c'era un offerta di Logitravel riguardante il Battery Wharf molto più conveniente di quella offerta dall'hotel da noi scelto e così abbiamo deciso di cambiare prenotazione e di soggiornare qui.

L'hotel si compone di quattro corpi a forma rettangolare, ciascuno di quattro piani.
E' senza dubbio un hotel elegante in cui si cerca in tutti i modi di mettere a proprio agio la clientela. Qui qualsiasi cosa tu abbia bisogno sicuramente l'avrai!!
La nostra camera si trova al secondo piano dell'Admiral Wharf. E' molto spaziosa, con un letto king size, grande televisore lcd, scrivania, telefono, minibar, docking station per ipod, un grande bagno con doccia e zona wc separata.
E' anche presente una macchina per il caffè Nespresso, con capsule e bustine del the in omaggio.
Una meraviglia!!

La nostra king room


C'è anche la possibilità dell'accesso ad internet a pagamento (circa 15 dollari), ma gratuito per chi è iscritto al Fairmont President's Club. Marco si è iscritto qualche giorno prima della partenza e quindi usufruiamo dell'offerta e già il giorno seguente possiamo navigare senza problemi.
Il servizio, come ho gia detto, è eccezionale. La camera viene preparata due volte a giorno, al mattino e alla sera. L'abbiamo sempre trovata pulita ed in ordine.
C'è un ampia finestra che si affaccia sul dock esterno, che è piuttosto tranquillo per cui non arrivano molti rumori fastidiosi da fuori.
Se c'è un difetto che si può trovare, invece, è la rumorosità interna. Le pareti sono fini e sebbene le camere adiacenti non sembrino abitate, si sentono spesso i rumori provenienti dal corridoio.

All'interno della struttura sono presenti anche due ristoranti, uno interno e uno sulla terrazza.
Fino ad ora non li abbiamo provati e credo non lo faremo nonostante ci siano stati caldamente consigliati: sembrano un pò troppo raffinati per i nostri gusti.

In generale, comunque, è una meraviglia!!

Finalmente, si parte !!

Finalmente è arrivato il giorno della nostra partenza!!

Ci svegliamo alle 3.30 (anche se non è che abbiamo dormito molto nella notte) per arrivare le fatidiche due ore prima (come tutti ci hanno consigliato di fare) all'aeroporto di Malpensa.

Con le valigie già pronte e le bambine dai nonni non ci resta che prepararci, chiudere casa ed andare!
La nostra meta è il Parking Ceria Malpensa il parcheggio che abbiamo scelto per lasciare la nostra auto in queste 2 settimane che saremo via.
Si trova a Malvaglio, a 12 chilometri dall'aeroporto, e presso l'Hotel Ristorante "da Mariuccia".
Tra le numerose possibilità di parcheggio nei dintorni, abbiamo scelto questa perchè ci piaceva lo spazio dedicato alla sosta, i prezzi erano bassi ( 30 euro per 10 giorni + 1 euro per giorno supplementare) e per di più, a differenza di altri che si trovano oltre l'aeroporto, questo è proprio sulla nostra strada.
Il servizio è cortese, ma non eccezionale. Noi arriviamo alle 7.00, mezz'ora prima di quanto stabilito, e questo sembra un pò infastidire la proprietaria che prima ci dice che possiamo partire con una delle tre navette a disposizione, poi ci fa tornare indietro, aspettare un quarto d'ora davanti all'ingresso prima di dare nuovamente il via libero per farci condurre a Malpensa.
Comportamento strano e poco professionale ..... meno male che abbiamo sufficente tempo a dispozione !!

All'aeroporto ci dirigiamo subito all'area check-in.
Purtroppo non siamo riusciti a farlo online il giorno prima per via di un piccolo problema che si è creato al momento della prenotazione (fatta da terzi) e che non è stato sistemato nonostante le nostre richieste.
C'è già coda, ma quando aprono gli sportelli si amltisce in fretta. Il nostro problema viene risolto e finalmente riceviamo i biglietti aerei per New York e per Boston.

A questo punto, imbarcate le valigie, passiamo il controllo di sicurezza (che credevamo chissà che e invece ...) e alle 9.40 ci imbarchiamo.

Il nostro aereo è un 767 - 300, un veicolo un pò datato e si vede soprattutto dallo stato delle poltrone, ma l'importante è che ci conduca sani e salvi alla meta!!
Alla fine il viaggio è stato meno noioso di quanto pensavo, ma nei viaggi transoceanici che ho fatto in precedenza mi è sempre pasato di più il ritorno. Il servizio era cortese ma non eccezionale, come si dice "al carrello" ossia le hostess non si sprecano più di tanto a meno che non sei tu ad insistere per avere qualcosa.
I pasti erano accettabili anche se la decantata scelta tra pollo e pasta è venuta meno quanto è arrivato il nostro turno.... Would you like pasta or chicken? Chicken, please. Oh, no chicken. It's finished!
Anche l'intrattenimento non era eccezionale e i due film traspessi non erano così interessanti, ma ho visto di peggio e sono comunque serviti a far passare il tempo.
Per me una delle note negative è stata quella di servire il pasto durante la visione del primo film...impossibile seguirlo mentre si mangia e i carrelli vanno avanti indietro!!

Alle 13.30 ora di New York arriviamo al JFK.....siamo in America!!!

La stanchezza inizia a farsi sentire ed inoltre comincia la preoccupazione di riuscire a prendere la coincidenza per Boston. E' la nostra prima volta al JFK e sperimo di non perderci! C'è anche l'incognita dell'immigrazione, ultimamente abbiamo sentito così tante storie su questi controlli che ci siamo impressionati!

Ed infatti, appena scesi, eccoci in coda per entrare ufficialmente negli Stati Uniti. Bisogna dire che qui sono tutti molto professionali ed organizzati, anche se mettono un pò soggezzione. Arivvato il nostro turno ci viene controllato passaporto e biglietti, prese impronte digitali e ci viene chiesto il motivo del viaggio, la nostra meta e l'hotel in cui staremo.
Nessun problema nelle risposte, l'addetto ha un modo di fare amichevole. Una volta che gli abbiamo illustrato il nostro programma, lo approva, ci dice che Boston è una bella città da esplorare a piedi e ci da alcune dritte sulle zone dove trovare un buon ristorante a New York, non quelli per turisti, ma quelli a buon prezzo e frequentati anche dai locali. Fantastico!! Dopo averci parlato di alcuni quartieri da vedere nei pressi del nostro hotel, ci tranquilizza sul percorso da compiere per raggiungere il volo successivo e ci conceda con ....

Welcome into United States of America !!

Alla fine conveniamo che aveva ragione, passiamo la dogana, ritiriamo i bagagli, li carichaimo sul nastro per il volo su Boston e poi ci dirigiamo con calma al gate d'imbarco.
Purtroppo la fortuna ci abbandona.... dopo un'ora di attesa scopriamo che il nostro volo ha subito in ritardo percui veniamo imbarcati solo un'ora più tardi.
Questa volta l'aereo è un veicolo piccolo, un MD-80 della compagnia American Eagle.
Quando oramai sembravamo in procinto di partire, ecco che arriva un nuovo stop. C'è un temporale sulla città, si vedono diversi fulmini e i voli vengono interrotti in via precauzionale, così ci tocca rimanere un'altra ora fermi sull'aereo.
Alla fine si decolla ed il volo non è per niente piacevole, forse anche per la stanchezza, avvertiamo notevolemente le virate e le continue perdite di quota.
Finalmente dopo venticinque minuti di viaggio atterriamo al Logan Airport che in confronto al JFK sempra un aeroporto di campagna!! Qui è tutto più semplice, non c'è confusione a quasto terminal, per cui prendiamo il bagaglio e poco dopo siamo sulla banchina dove prendiamo il bus 66 che ci porta alla fermata del Water Taxi.

Boston dal Water Taxi


Abbiamo, infatti, scelto di arrivare al nostro hotel, il Fairmont Battery Wharf, via acqua. Ciò per diversi motivi, prima di tutto perchè il Water taxi offre la comodità che ha un taxi di condurti diretto all'ingresso dell'hotel, che nel nostro caso si affaccia sulla baia, ma ad un prezzo più accessibile (10 dollari ciascuno). E' inoltre un mezzo veloce (in 15 minuti siamo arrivati) ed è piacevole raggiungere la città in questo modo.

L'hotel è splendido, il servizio ineccepibile ed il check in molto veloce.
In men che non si dica siamo in camera e possiamo finalmente sbatterci sul letto e farci finalmente una lunga dormita!!